Equilibrium: Giovanni Allevi è tornato (alla faccia della retina sifula e di chi gli vuole male)

ALLEVI_CoverEquilibrium“Ho sempre cercato l’equilibrio, ma il meglio l’ho dato quando l’ho perso”. Giovanni Allevi è tornato (piaccia oppure no). Immutato nell’aspetto -riccio d’ebano, occhialetti e all star – ci ha presentato sorridente Equilibrium, sua ultima fatica artistica in uscita domani (etichetta Bizart).

Sorride sempre. Possibile che non si arrabbi mai?
“Mai, infatti ho un’aggressività repressa. Mi hanno definito il Joy Ramones della classica.”.

Compositore, pianista e direttore d’orchestra: in questo disco fa tutto…
“Sì, ed è uno dei miei dischi più positivi. Sono molto soddisfatto, nonostante il problema agli occhi che mi ha fatto comporre e registrare gran parte del lavoro al buio”.

Com’è stato concepito Equilibrium?
“Un giorno stavo cercando di allacciarmi una scarpa e mi sono accorto che non riuscivo a stare in equilibrio su un piede. L’avevo perso in molti aspetti della mia esistenza: nella comunicazione, nell’alimentazione, nel rapporto sonno veglia”.

Mangiava male e non dormiva?
“Esatto. E non capivo quello che dicevo. Quindi ho deciso andare in isolamento su un’isola dell’Atlantico”.

Quale?
“Non glielo dico, sennò non è più segreta. Ma ho iniziato lì a scrivere e mi è arrivata la richiesta del famoso pianista Jeffrey Biegel: desiderava che scrivessi per lui un concerto per pianoforte e orchestra”.

Il disco è diviso in 2 fin dalla cover dove 2 Giovanni rendono l’idea di 2 anime musicali che si incontrano: una più rock e una classica. Quale sente prevalere?
“Ho passato 20 anni dentro al Conservatorio, sono un secchione con un’aggressività repressa che deve venire fuori: ecco perché la parte rock mi attira, mentre quella classica mi punzecchia. Qui il mio rock viene fuori nella ritmica di Flowers, ad esempio”.

Proprio nel video animato di Flowers, si distinguono anche Trump e Kim- Jong Un: come mai questa scelta?
“Stiamo subendo la politica internazionale e ci chiediamo come mai governanti tanto importanti siano guidati da un’insana follia che spesso è istinto di prevaricazione: sono spaventati dalla diversità. Ho voluto dare un piccolo segnale col mio video”.

Se avessero offerto a lei di suonare per l’insediamento di Trump?
“La mia figura artistica scatena già passioni a non finire, non ne avrei visto la necessità”.

E’ sempre stato criticato, in effetti. Ci soffre ancora?
“No, il tempo mi sta dando ragione: l’idea di una musica classica contemporanea non è un’utopia. Il mio proposito di provare a rinnovare le forme della classicità è stato accolto malissimo all’inizio, mentre ora cominciano ad accettarlo. Jeffrey Biegel è la dimostrazione”.

E’ mai stato tentato di mollare?
“Certo. Ma, anche se all’inizio il gioco nei miei confronti è stato scorretto, confidavo che prima o poi avrebbero capito”.

Le hanno affidato la direzione dell’Orchestra Sinfonica Italiana e chi la critica ha detto che le orchestre devono essere dirette da soli professionisti del settore…
“Se parliamo di professionisti, io lo sono. Molti si aspettavano che la bolla Allevi sarebbe scoppiata e, invece, sono ancora qui”.