Abbasso San Valentino (ma piantatela di dirlo)

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Bacio_bambini_il superfluoAbbasso San Valentino. Ma, vi prego, piantatela di dirlo. Va bene, è una festa parecchio kitsch. Ma con questo fatto che troppi la screziano, finirà per piacermi.

Anche perché i troppi hanno generalmente un olezzo sotto il naso per cui non comprendo mai se lo facciano per posa pseudo-intellettuale, oppure perché non hanno nessuno che li inviti fuori a cena.

Che poi, diciamolo: San Valentino a una certa età è una figata. Smettiamo di invocare la tiritera per cui se ami, ami tutti i giorni. Che medesimo discorso potremmo farlo sul Natale, giacché se devi farmi un regalo perché minchia non me ne fai uno al dì, come suggerirebbe un bravo medico? Ma pure sulla festa delle donne, che le mimose dovrebbero circolare 365 giorni all’anno. Così uguale per la festa della mamma e del papà. Quei poveracci che ci puliscono il muco per anni, ci portano a scuola all’alba, ai saggi e alle feste di amichetti con genitori infrequentabili, per poi vedersi trattati come pianerottoli dal menarca fino alla stabilizzazione ormonale (che, soprattutto per le femminucce, potrebbe non giungere mai). E l’omaggio lo ricevono, di grazia, soltanto alla festa comandata. Se gli va bene.

Dicevo: a una certa età San Valentino è eccezionale. A 16 anni, tipo. Ma anche a 20. Ognuno vive a casa propria, barricato in una stanza imbrattata di  fotografie, poster e utopie, intento a maltrattare i propri genitori. Perciò quando ci si vede la palpitazione è garantita almeno per tutto il primo anno. E San Valentino è un’onesta occasione per improvvisarsi grandi: comprare dei fiori, un regalo, offrire una cena da grandi, in un posto da grandi, con un prezzo da grandi. Prove generali di routine. Da grandi.

Detto questo, domani non uscirò per una cena romantica. Che soltanto l’idea di ritrovarmi accerchiata da coppie che si osservano con languore attraverso la luce di una candela, pagando un antipasto come un primo e il primo come un secondo, mi provoca disagio.

Niente lumi, petali di fiori sparsi per casa o completi intimi suini. E non comprerò per mio marito posticci regali trash a forma di cuore che con buona probabilità sancirebbero, tra l’altro, l’inizio di una crisi coniugale.

Ma ricordo ancora la prima volta che un ragazzo, all’epoca il mio, mi portò un mazzo di rose rosse (e scusate l’originalità!). Era il 14 febbraio di 14 anni fa. Io ero minorenne e felice di quel presente poco fantasioso di cui mi sarei pavoneggiata con tutte le mie amiche (di più con le nemiche) per diversi giorni.

Perciò smettetela di fare quelli che San Valentino è una ciofeca. Limitatevi ad ignorarlo come preferite, senza ammorbare il prossimo col vostro inutile disappunto. Perché, ormai, siete più omologati voi di quelli che lo festeggiano. E certamente più noiosi.

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