Diamo a Clio quel che è di Clio

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Clio_Napolitano_Il_superfluoGiorgio non è più Presidente. Ok. Ma Clio non è più first lady. Qualcuno ne ha scritto nei giorni passati: la moglie del presidente cresciuta a pane e politica. La donna indipendente. L’avvocato di successo. Campionessa di discrezione ed eleganza. Madre esemplare, moglie premurosa. E che palle.

Povera Clio. Sì, perché fare la first lady per nove anni non è mica come farsi un bidet. Nove anni! Con in mezzo lo scherzetto per cui lei, povera stella, si era preparata tutti gli scatoloni convinta finalmente di mollare arazzi e corazzieri e tornare nella sua adorata casetta del rione Monti e poi le hanno detto: “No, Clio stavamo a scherzà: disfa tutto che si resta al Quirinale”. Così me la immagino Clio, fra una sigaretta e un vaffanbagno, assecondare le esigenze di un parlamento che senza il suo vecchio marito non avrebbe saputo su quale scranno sbattere la capoccia. Giorgio, il suo Giorgio, primo presidente nella storia dell’Italia repubblicana ad essere eletto per un secondo mandato. Proprio lui, echeccazz. Avrà pensato: ma non poteva capitare alla Franca, porca vacca? Pronti e partenza, senza nemmeno passare dal via. Povera Clio. Di nuovo impantanata nell’alloggio dove aveva voluto spostarsi 5 anni fa, a poche centinaia di metri dall’ala quirinalizia, perché lei di tutto quel bordello di tacchi di staffieri e corazzieri ad ogni suo movimento si era francamente rotta le balle. Povera Clio.

Ieri la osservavo, ovviamente un passo indietro, mentre il suo Giorgio si accomiatava. Cercavo una minima smorfia sul suo viso che tradisse l’indicibile felicità con cui finalmente salutava tutti e se ne ritornava a casa sua. Con suo marito. Ma non ho notato nulla.

Poi li ho visti arrivare sotto il loro appartamento, attesi da flash, curiosi e giornalisti, tutti pronti ad immortalarne l’ingresso . E me la sono immaginata, povera Clio, esausta, sempre un passo indietro, farne uno in avanti, stavolta, verso la folla trafelata e con la proverbiale eleganza con cui sempre l’hanno descritta, salutare. Con un magistrale gesto dell’ombrello. Non è successo. Ma a me sarebbe piaciuto. Tantissimo. Ora, che facessero sta festa al rione Monti e poi che la lasciassero in pace, a scaccolarsi come più la aggrada, con il suo Giorgio, nella loro casa normale. Povera Clio: sei stata proprio brava. Diamo a Clio, quel che è di Clio.

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