Difesa delle pellicce (vere). Ma ereditate.

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Marilyn_Monroe_in_pelliccia_il superfluoLo dico fuor di polemica: come scaldano le pellicce vere, non ce n’è. E lo affermo con la cognizione di chi affronta, per il terzo giorno consecutivo, i meno 20 gradi di sta Grande mela.

Sono in controtendenza, lo so. Ma così è.

Ora, avvisata dell’ondata di gelo, sono rimasta una settimana a riflettere sugli indumenti più adatti al grande freddo. Cercando di scansionare con cura il mio guardaroba con lo scopo di scegliere la giacca più adatta a prevenire l’assideramento. La disperazione mi ha quasi portata a rispolverare il Woolrich del liceo. Ma non l’ho trovato. Ci dev’essere una giustizia divina.

Non vi nascondo a questo punto di possedere ben tre pellicce. Vere. Ma ereditate. E nemmeno di avere evitato fin da subito le più vistose per non rischiare di incappare nella furia di qualche fanatico animalista che la pelle la facesse a me. Perché io l’ho fatta al visone. E non importa se non gliel’ho fatta io, ma un cacciatore, probabilmente defunto, che poi l’ha venduta al negozio che l’ha venduta a mia nonna. Anche lei defunta (sennò io mica avrei il visone). No, perché la povera creatura morta la indossi tu.

Posto il fatto che io amo gli animali, e non come quelli che “froci di merda, ma io adoro i gay, ho tantiiiiiiisimi amici gay”, non posso sopportare l’ipocrisia di chi, indossando borse e scarpe certamente non di cartone, ha l’ardire di guardarti con disprezzo perché indossi una pelliccia vera. Come se il pelo che ti copre, fosse quello del suo gatto. Non incito certo all’acquisto ex novo, né alla caccia, ma se uno ne possiede, maledetti avi, cosa ci deve fare? Prendere le pellicce e buttarle? O, peggio ancora, portare i suoi cincillà alla Caritas? Che tanto il cincillà rimane morto lo stesso, mentre tu crepi di freddo.

Bando all’ipocrisia, dunque: io a New York mi sono portata il mio adorato giubbino di lapin. Coniglio. E mi sforzo, tutte le volte che lo indosso di non pensare a Roger Rabbit, Tamburino, o al Bianconiglio, ringraziando sempre i leporidi (no, non sono roditori) per il loro sacrificio involontario, conscia che nulla mi eviterebbe l’ ipotermia in modo più efficace.

Rimarrebbe, infine, un ultimo dubbio: la classe. Distinguendo tra pelo e pelo, che certamente non sono tutti uguali. A fugare ogni perplessità sul tema ci ha pensato Mr. B. Che pare lo consideri un capo volgare. Niente pellicce, quindi, per Francesca Pascale. Vado tranquilla.

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