Se potessi avere… mille euro al mese…

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Trust_me_i'm_a_blogger_il superfluoSe potessi avere mille euro al mese (ma anche duemila) . Forse non mi sforzerei tanto per cercare ogni giorno idee che ispirino contenuti -che qui si chiamano post- più o meno intelligenti da condividere con voi. Starei placidamente seduta su una di quelle orrende sedie fintoergonomiche da ufficio, contorniata (o accerchiata?) da colleghi seduti sulle loro orrende sedie fintoergonomiche da ufficio, a sbuffare sulle dinamiche gerarchiche a cui devo sottopormi per portare a casa mille euro al mese. Sulla scomodità di quelle sedie orrende. E pure sui colleghi che ci stanno seduti, spesso orrendi pure loro. Per mille euro al mese.

Invece sono qui (su una sedia discretamente bella) che cerco di conquistarvi ogni giorno. Roba che con Javier Bardem mi sforzerei di meno (certamente gli eviterei le mie discettazioni fecali).

E da questa bella sedia faccio la blogger. Ovvero scrivo puttanate per voi. Gratis.

Così ogni tanto penso che i blogger siano il prodotto perfetto della disoccupazione, oppure dell’occupazione imperfetta. Quella che per prendere i mille euro al mese, di merda devi ingoiarne così tanta che finisci per pensare che sia quasi buona. E le sedie fintoergonomiche quasi belle.

Dunque: sono una blogger. Oltre che una giornalista freelance, che vuol dire che mi pagano per quello che scrivo da casa, col mio computer e il mio telefono. Ma questo è discorso altro.

Partiamo dal presupposto che il nome mi fa orrore: “cosa fai nella vita? Faccio il blogger”, per l’amor del redentore. Ho un blog, mi suona già meglio. Che poi anche sulla parola blog ho qualche remora, ma non me n’è ancora stata data un’altra che esprima così efficacemente l’abusato impiego a tempo perso. Non mi soffermo poi sulle diverse connotazioni che i blogger si appioppano a seconda dell’argomento che trattano: fashion blogger (ho i brividi), food blogger, lifestyle blogger. Rischio le emorroidi. Giuro.

In ogni caso: anch’io sono una blogger, nolente o volente (ma più nolente). E alla fine sto anche entrando nella parte. Perciò sono diventata dipendente dai social network. Passo ore su Pinterest a cercare la foto migliore per accompagnare le mie digressioni, su Facebook a controllare come sono andati i miei post, se li avete letti, quale vi è piaciuto di più. Perciò quanti like avete fatto. E se sono pochi, e fuori piove, forse tiro una testata contro il muro che sta davanti alla sedia (bella) su cui scrivo. Roba che dall’esterno mi divaricherei un occhio per sputarci dentro.

E poi ci sono Twitter, Instagram, Google+ (che se lo usi Google ti premia). E alla fine ci sei tu. Che oltre agli articoli semi gratuiti che scrivi per giornali senza budget, fai anche questo. Fai anche il blogger.

Che se potessi avere questi mille euro al mese (ma anche duemila) forse non lo faresti più. O forse sì, perché alla fine ci hai preso anche un discreto gusto.

admin

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