Il salone del mobile e la sfilata delle fragilità umane. Inconsapevoli…

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Scimmia_con_la_Nikon_il superfluoSalone del mobile. Settimana del mobile. Oppure del design. Chiamatelo come vi pare, per me rimane una delle più grottesche sfilate di quelle fragilità umane che senza autoironia e consapevolezza, fanno di te una macchietta. Sbiadita.

Già detrattrice della settimana della moda ora, non paga, mi accanisco pure contro il salone, rischiando fra l’altro il linciaggio di massa, giacché sembra piacere a tutti. Tranne che a me. E, badate che l’unica ragione per la quale non equiparo la settimana del mobile a quella della moda è che la prima, almeno, è orfana di auto a noleggio con conducenti spocchiosi ai quali è consentito transitare e parcheggiare persino nelle mie tonsille.

Mi spiego: mal sopporto le orde di invasati inferociti che si riversano fra via Savona, Tortona e Brera, evocando appuntamenti in quei luoghi con la disinvoltura di chi pare averne deciso la toponomastica in prima persona. Sempre alla spasmodica ricerca di confronti intellettuali, ma banalissimi, su artisti contemporanei. E rigorosamente polacchi.

Reggo poco chi indossa occhiali molto grossi su facce troppo trasandate per non essere costruite, pantaloni stretti dal risvolto ascellare e Nikon che non sa usare. Fra questi, folti drappelli di aspiranti artisti che lamentano un mondo dell’arte trascurato, ragion per cui la loro ispirazione è andata a farsi benedire. Insieme a tutto quello che non hanno fatto. Si rincoglioniscono di paroloni e nomi impronunciabili, fanno a gara a chi conosce meglio Berlino.

Tuttavia, oltre alla categoria dei saputelli “cioè, ma davvero non hai visto l’ultima installazione di Zmijewski?!” (ahimè la più nutrita), vi sono anche, va ammesso, altre categorie seppur minoritarie, decisamente più godibili. Parlo degli addetti ai lavori, che del Salone non ne possono più ancora prima che inizi, perché loro, che ne sanno davvero, il confronto sul marciapiede del Cape Town lo evitano. Dei designer, quelli veri. E anche dei festaioli. Questi ultimi, spregiudicati nel dimostrarti che a loro del design non gliene frega un cazzo, ma è arrivata la primavera e l’occasione è ghiotta per il rimorchio. Deboli e più consapevoli delle proprie umane debolezze, non fingono, né promuovono velleità.

Ho finito. E sì, lo so, sono stata un po’ antipatica. Ma non riesco proprio a farne a meno.

Pis end lov

 

admin

3 Comments

  1. Se ti trovi circondata da gente che cita artisti (o visual artistz) polacchi sconosciuti ai più la tecnica migliore è prenderli di sorpresa. Cita qualcuno che finisca in -skiji e attribuiscigli un Trattato sull’immaginario. Non avranno mai il coraggio di dirti che non lo conoscono. Poi scatta una foto con l’iphone alla loro faccia da cazzo.

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