La settimana della moda a Milano, raccontata da una milanese poco alla moda

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Milano_fashion week_il superfluoIo, donna meneghina normodotata alta 1,70, capello crespo ma ben stirato, sederona ma tettona e con una discreta personalità, comprendo che i sette giorni di passerelle sono imminenti quando, aggirandomi per le strade del centro, mi percepisco un pigmeo. Tondo.

Ad ogni angolo incrocio sciami di donne sull’1e80 (in ballerine, anche a febbraio), struccate ma fighe, con capelli lunghissimi e lisci, sorrisi naturalmente (?) fulgidi, jeans e magliette a righe in stile Vestivamo alla marinara.

Il primo pensiero va alla mia inadeguatezza: giacché probabilmente anch’io indosso jeans e t-shirt a righe ma, vicino a loro, sembro più un tupperware . Il secondo al mio uomo.

Sì, perché anche lui aggirandosi per le strade del centro incrocerà identici sciami. Ma non si sentirà un tupperware. E il suo secondo pensiero non lo rivolgerà a me. Lo capisco.

Gelosa? Beh, cazzo vedete un po’.

Poi hai voglia di rimpolparti l’autostima con la filastrocca che tu sei più intelligente e simpatica, che quelle non mangiano, non defecano, né respirano e Vestivamo alla marinara pensano sia una catena di negozi di costumi da bagno, dal nome poco originale.

Ma restano alte almeno dieci cm più di te (in ballerine) e i loro fianchi misurano la larghezza di una tua coscia. Non defecano, non emettono odori, pare, e molte non parlano. Perfette.

Modelle a parte, che la questione è già di per sé annosa, vai ad aggiungere le macchine nere che le scorrazzano. No, perché loro parcheggiano ovunque. E nessuno dice niente.

Bestemmi fermo per circa un quarto d’ora assordato dai clacson degli altri bestemmiatori, finché le vedi in doppia fila su vie a una corsia e mezzo, con i loro autisti appoggiati alle vetture tirate a lucido, che ti guardano con l’aria di sfida tipica del “tu non sai chi sono io”. O meglio, “chi accompagno io”.

E non importano più preferenziali, aree a traffico limitato, blocchi del traffico: loro possono. Tu, milanese, no.

Rosicona? Beh, cazzo vedete un po’.

Poi hai voglia di provare a rasserenarti pensando che son dei poveracci, al servizio di ragazze belle, ma meno intelligenti e più antipatiche di te, che a loro volta sono poveracce, quindi. Ma la città, o almeno il centro, resta bloccata. E tu continui a bestemmiare sudando rabbia nel tuo abitacolo, mentre loro sfilano.

A questo aggiungi le orde di giornalisti, fan e fashion blogger che, letteralmente posseduti, corrono senza tregua da un capo all’altro dell’urbe per presenziare (meglio se anche immortalati) fuori da qualsiasi evento. Sfigatissimo chi ne salti uno, anche uno soltanto. Alcuni, bisogna dirlo, divinamente agghindati. Altri conciati che manco al carnevale di Viareggio. Li osservo sbellicandomi dalle risate e mi rallegro del mio guardaroba così poco “avanguardista”. Poco alla moda, se quella è la moda.

Mentre tu, che non sei modella, autista, giornalista, fashion blogger e nemmeno fan, non puoi fare altro che arrenderti al traffico e all’invasione di perfezione che ti deturpa l’umore. Pensando che, in fondo, dura solo una settimana. Due volte all’anno.

 

La moda è una forma di bruttezza così intollerabile

che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi.

Oscar Wilde

 

admin

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