Vasco Rossi: il mio racconto (e le pagelle) di Modena Park

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Vasco_Rossi_Modena_Park_il_SuperfluoIo, 225mila anime tutte insieme non le avevo mai viste. E comunque, mai riunite per una persona sola.

E quindi. Ho cercato di dare un ordine alle emozioni e provo a raccontarvi quello che ho visto e sentito ieri.

Parto dal fatto che, grazie al mio lavoro, sono salita sul palco di Modena Park. Saranno state le 15, circa. C’erano già almeno 60mila fan e comunque non riuscivo a vederne la fine. Ecco, lì, mi sono tremate le gambe. La cosa più intelligente che sono riuscita a fare è stata una Instagram story corredata di commento vocale esaltato: “che figata”. Un pochino tremava anche la voce. Lo ridico ora che non mi trema più niente: che figata.

Chi mi conosce sa quale tipo di amore ho per Vasco. Da quando, ancora giovanissima, osservavo le mie coetanee agitarsi per il faccino di Mark Owen e io sognavo davanti a quello di Vasco e dicevo cose tipo che lo volevo baciarlo con la lingua e mia mamma mi diceva “non è normale”. E forse non lo era. Ma io ne vado fiera.

Al netto dell’amore immenso che ho per l’uomo, invecchiato o meno, sarò sincera: la prima ora di concerto sono rimasta disorientata. Troppo rockettone, poca vita. Che è quella che rende Vasco Vasco, appunto. La nostra relazione, per dire, relegata a pochissimi secondi dentro a un medley. “Non si fa”, ho pensato. Poi, dall’acustico, mi ha lasciata però Senza parole.

Il pagellone

Il mio 10 va a Vasco Rossi. Che sembra banale, ma non lo è. Un vero Komandante: oltre tre ore di musica. Alla faccia di chi scassa la minchia che “oh, ma come fa a piacerti Vasco, allora cosa dovremmo dire di Bruce Springsteen”. Ecco, io di cosa dovremmo dire me ne frego. E dico quello che devo. E cioè che Vasco è il più grande artista italiano vivente. Senza se e senza ma. Se non vi piace, non ascoltatelo.

Un bel 9 all’organizzazione dell’evento. E non dico la produzione, ma l’organizzazione. Forze di sicurezza e protezione civile (450 volontari), quelli delle ambulanze e quelli che hanno pulito le strade che, a dirla tutta, non erano nemmeno troppo zozze. Tutti, insomma. Bravi: avete dimostrato che una cosa così si può fare. Pure in Italia.

8 ai fuochi d’artificio che per un paio di minuti buoni hanno illuminato l’epilogo della grande festa, rendendo Albachiara ancora più chiara e facendo emozionare me fino al groppo in gola a ripensare a questa che respira piano per non far rumore e invece ne ha fatto tantissimo e a tutte le volte che, ancora bambina, il mio maestro di sci con gli occhi chiari me la suonava al piano mentre bevevo la cioccolata calda. Pensavo a questa con la faccia pulita e non capivo la metafora. Forse la mia passione per Vasco è cominciata proprio così.

7 A tutti sti telefonini accesi, nuova schiavitù dei giorni nostri, che hanno sostituito gli accendini. Ben più pratici, che almeno non ti bruci le dita. Smartphone is the new Bic.

6 A quelli che si sono lamentati perché il Blasco  si è scordato qualche parola di “Canzone”. Sai che cosa ce ne frega.

5 va alla vendita degli alcolici. Considerando che, per via dei controlli potevi portarti ben poco, dovrebbe essere illegale dover aspettare non so quanto fra sudore, panze e canotte per accaparrarsi un “Token” (che cazzo sono poi sti token?), unico modo per avere una birra.

4 Non lo do a nessuno. Ne ho presi troppi io in matematica e chimica quando ancora non avevo le rughe.

3 lo do a me che, per via del motivo di cui sopra, ho assistito alla messa cantata perfettamente sobria. Mai successo. E non succederà mai più.

2 lo ammollo agli esercenti (non tutti) che “regalavano” una bottiglietta d’acqua a 4 euro e una piadina sudicia a 10. Ma vaffanculova.

1 A quelli che si sono lanciati contro Bonolis, in diretta da Rai1, e la sua camicia multicolor. Volevo dirvi che senza quella diretta, col cazzo che avreste potuto criticare qualcosa. Perché, semplicemente, dal divano di casa non avreste visto niente.

0 lo darei a quelli che “oh, ma come fanno 220mila persone ad andare da Vasco”. Fanno: con le gambe. Prendendo treni, pullman, macchine. Fanno. Non è difficile. Insomma: 220mila a 0.

 

 

 

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