La legge NON è uguale per tutti (e io m’incazzo)

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Bambini_banchi_scuola_ilsuperfluo.itLa legge NON è uguale per tutti. Ma non è una novità. Ci siamo così assuefatti all’anti-democratico principio che anziché provare a mutarlo ci dedichiamo all’indignazione. L’indignazione: ovvero l’atto più diversamente utile del mondo.

E proprio mentre ci indigniamo vanamente, abusando di termine e sentimento, il principio cola verso il basso come vernice fresca, travolgendo persino regole, regolette e regoline, poverine. Persino queste ultime inesorabilmente amputate della loro validità (e applicazione) universale. Che se fossero pensate per essere “invalide” nessuno si sognerebbe di chiamarle più regole, ma che ne so “fragole”, per dire. Quelle sì potremmo decidere di non mangiarle perché ci danno prurito.

Ma andiamo sul concreto: settimana scorsa sono andata alla conferenza stampa di Ligabue, accreditata dalla testata musicale per cui scrivo. Che non è il Corriere.it e nemmeno Repubblica.it. e, forse forse, meno male. In ogni caso, sull’invito erano elencate una serie di regole elementari tra cui il divieto di scattare fotografie o registrare. E l’orario. Riporto testualmente: “vi informiamo che domani, venerdì 22 novembre, in occasione della conferenza stampa di presentazione del nuovo album di LIGABUE “Mondovisione”, i giornalisti accreditati si potranno presentare presso [...] ENTRO E NON OLTRE LE ORE 11.00 (il maiuscolo sottolineato è dell’ufficio stampa, ndr). Chi si presenterà dopo tale orario non potrà accedere né all’ascolto dell’album (previsto per le ore 11.00), né alla conferenza stampa (prevista per le ore 12.00)”. Che cattiveria.

Ora io, nemmeno a dirlo, mi sono organizzata in modo da presentarmi (non senza patemi) puntuale. Anche se quella mattina dovevo lavarmi i capelli. Dunque da brava bambina sono arrivata e mi sono assettata con il margine di anticipo richiesto. E come me la maggior parte dei giornalisti convenuti. Ma non tutti. Già, perché se scrivi per Giornale o Corriere, ad esempio, le regole per te non valgono. E così puoi magicamente presentarti un’ora dopo. E lavarti i capelli con una calma regale.

Ora io dico, mettiamo pure che la mia riflessione nasca anche dalla frustrazione di non essere io l’iniviato di sì prestigiosa testata (il Corriere, intendo), ma mi domando: se il giornalista di via Solferino non rispetta le regole, perché devo rispettarle io???

Non parlo addirittura di Reddito Minimo Garantito per l’esercito crescente di disoccupati e eterni stagiaires, che in questi giorni va per la maggiore nelle dotte discussioni, ma di Regole Minime Garantite. Quelle sì, cazzo.

Ps. Non vorrei che l’unica regola valida rimanga quella di prendersela là dove non batte il sol: dura lex, anal lex.

 

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