NON siamo tutti puttane

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donne_lavoroLunedì scorso ho preferito Piazzapulita ai libri che riposano -alcuni quasi in coma- sul mio comodino.

Un nutrito parterre di ospiti sedeva nel salotto di Formigli a discettare sulle “feste eleganti” dell’ex senatore, Silvio Berlusconi. Ancora.

I convitati in studio erano: Cuperlo, Busi, Michaela Biancofiore, Peter Gomez e Annalisa Chirico, giovane voce del giornalismo liberal-conservator-progressista ultimo grido. Nonché autrice di un libro pronto alla pubblicazione, edito da Marsilio, intitolato Siamo tutti puttane. In che senso?  Per spiegarlo mi affido alle parole che l’autrice ha rivolto al Direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, in occasione dell’omonima manifestazione pro-Cav organizzata la scorsa primavera: “Caro Direttore, come si fa a mancare ad un appuntamento dal titolo Siamo tutti puttane? Semplicemente non si può. Negli ultimi tempi [...] ho maturato la convinzione di essere una “puttana”, non più di mia madre e non meno di mia nonna. Se infatti apostrofiamo con tale epiteto le femmine colpevoli di perseguire i propri fini con i propri mezzi, io sono una puttana non meno di loro”.

Cara Annalisa, ci sono fini e fini. Per questo mi sento di poter dire che la mia mamma e pure la mia nonna sono, evidentemente, diverse. E ci sono puttane e puttane. Come tu mi insegni, ve ne sono di sfruttate per davvero: sono quelle che, vittime del nostro proibizionismo, rischiano la vita ogni giorno sulle strade. Per loro offrirsi non è una scelta. Io quelle puttane le rispetto.

Di quel “Siamo tutti puttane”, è il “tutti” che stride. Tu reputi che “giovani soubrette alla ricerca di favori da parte di uomini potenti” non facciano altro che esercitare “il mero esercizio del libero arbitrio”.

Io, al contrario, credo che le sopra citate aspiranti soubrette (sineddoche di una ben più ampia categoria, quella femminile, che di lavori ne comprende tanti altri tra cui il nostro) siano il prodotto -più o meno consapevole- di un meccanismo ormai colpevolmente metabolizzato che predilige il ricatto pornocratico alla meritocrazia. E non si può neanche dire che le suddette siano “vittime” innocue del sistema puttanesco: ad ogni “fine perseguito” da qualcuna a colpi di poppe e cosce, ne corrisponde per qualcun’altra un fine mancato, nonostante testa e merito.

“Quando mi basta accavallare le gambe per disporre meglio il mio interlocutore, io mi sento un po’ puttana, ma anche incommensurabilmente libera”, queste le tue parole. Per me, invece, una donna è libera se può realizzare un sogno senza estorsione. Se la soubrette è brava a muovere le gambe non è necessario che le apra. O meglio: non dovrebbe esserlo, mi correggo. Il compromesso non è libertà.

Ciò detto sono da sempre scettica contestatrice della bufala che inneggia ai “due cuori e una capanna”, che se nella capanna ci entra anche un bel televisore al plasma è certamente meglio. Perciò risulta chiaro anche a me che bello va bene, ma se me lo fai anche ricco e potente è ancora meglio. Tengo inoltre a sottolineare che trovo plausibile quanto possibile che una giovane donna di belle speranze possa innamorarsi di qualche ben più anziano signore, che sopperirà certamente alla mancanza di addominali scolpiti con molta cultura, altrettanti soldi e belle proprietà in cui invitare il suo entourage di intellettualissimi amici.

“Di indecenza non è mai morto nessuno”. Lo hai scritto tu. Io, ancora una volta, non sono d’accordo. Di indecenza muoiono i sogni, invece. Perché se per esaudirli non bastano merito e tenacia (e una buona dose di culo, nel senso di fortuna), vuol dire che molti dei miei resteranno chiusi nel famoso cassetto. Insieme a quelli di tutte le donne che non hanno voluto schiudere le proprie cosce al laido ricattino per poterli realizzare.

Mi fermo qui. Non siamo tutti puttane.

admin

One Comment

  1. D’accordissimo con te. Aggiungo: per diverse mie colleghe (io lavoro in banca) paracule,che si sanno lavorare i capi e che girano sbadatamente con qualche bottone della camicetta slacciato – e che sono regolarmente premiate con alti avanzamenti di carriera- ci sono poi dei disgraziati (me compreso ) che dopo 20 anni di servizio sempre puntato sulla resa nel lavoro,sulla qualità,sulla quantità e sul merito, si trovano con un pugno di mosche ed hanno ormai la certezza che lì non saranno mai nessuno. Come vedi mietono vittime addirittura tra noi maschietti (e la si smetta una buona volta di dire che in Italia le donne sono sottopagate,sottostimate,sottovalutate,sfruttate…… NON NEL MIO UFFICIO!!!)

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