Vi lascio un momentino. In pessima compagnia.

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Me ne vado. In viaggio di nozze. Non mi mancherete. Non mi mancheranno Milano, il blog, le scadenze, il primo freddo, la pasta, la pizza e nemmeno il sushi. Forse il sushi sì. Comunque: prima di andarmene dall’altra parte dell’orbe terracqueo con la migliore compagnia in circolo, quella di MIO marito, lascio un post pre black-out cerebrale. Si sa mai che sia io a mancare a voi.

Riflessione_scimmia

 

 

 

 

 

 

Una superflua riflessione su qualcuno degli eventi che hanno ingrassato le ultime due settimane. Ma senza la coatta (nel senso di obbligata) e consueta genuflessione giornalistica di chi, essendo assunto (beato lui/lei) deve rispondere alle pretese di un direttore, che deve soddisfare quelle di un editore, che deve compiacere quelle di un investitore. Alias: scriverò quello che penso. Non mi leggono a bizzeffe, ma che bellezza!

Il matrimonio di Belén. Sono rimasta a osservare con quanta capillarità i nostri media ne hanno dato conto. Perché a me aveva rotto i coglioni ancora prima che si celebrasse. Non mi è piaciuto il suo vestito, stucchevole il rolex vintage al polso di suo marito (snob? Beh, sì), insopportabile l’onnipresenza di Maurino, il parrucchiere di Coppola diventato vip. Incommentabile la mercificazione di un giorno così intimo venduto ad un settimanale. Che, giustamente, ne ha fatto pure uno speciale (prontamente acquistato dalla sottoscritta).

L’intervista a Francesca Pascale. Su Vanity Fair. Non mi interessa polemizzare sul fatto che la fanciulla non abbia il pedigree adatto alla copertina di quel giornale, o che proprio non ne abbia uno. E nemmeno sul fatto che, seppur sprovvista di blasonatura, si atteggi a Jaqueline Kennedy fra le coatte (nel senso di coatto) stanze di Arcore, sempre accompagnata dal povero Dudù. Mi preoccupa il clamore che ha suscitato il fatto. Dunque: Vanity ha fatto bene a farle la copertina (prontamente da me vista e acquistata, come sopra).

L’affaire Barilla. Al netto di qualsiasi presa di posizione più o meno emotiva ed ideologica (chi mi conosce sa come la penso), mi perplime pensare che il Sig. Barilla accetti di essere punto da La Zanzara, senza che nessuno dei suoi esperti comunicatori gli spieghi che la mossa è sbagliata a monte. Perché a monte, conoscendo la trasmissione, puoi intuire che proveranno a fotterti. E ti fotteranno.

Le dimissioni dei Berluscones. Prontamente rientrati nelle gabbie. E qui devo rubare le parole del caro amico e bravissimo giornalista, Angelo Pannofino: “Spiegare le mosse politiche di Berlusconi è come provare a raccontare la trama di Inception: ”un tradimento all’interno di un tradimento causato da un altro tradimento che a sua volta è il tradimento di un tradimento all’interno di un tradimento eccetera. Roba da sangue dal naso”.

Infine (e qui mi fermo, anche perché come accennavo c’ho da andare dall’altre parte del globo), dopo la ribellione di una parte del Pdl al Pdl, i paraculi, sempre del Pdl, pensano al riciclo immediato: formare un nuovo movimento politico. “I popolari”, come quelli di don Sturzo. Capo in pectore dell’operazione: Roberto Formigoni. Sì, avete letto bene. Vado và…

 

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