Dieci cose da perdere la testa

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ilsuperfluo.itCi sono cose che disturbano il mio -già precario- squilibrio fino a farlo vacillare. Sono quelle che mi fanno “perdere il cranio”. Per scrivere questo post ho dovuto guardarmi dentro: esperienza tanto divertente, quanto faticosa. Guardare in faccia la propria follia e instaurarci un dialogo non è cosa da poco, garantisco. L’ho preso un po’ come esercizio filantropico (passatemi il termine tanto nobile in siffatto superfluo contesto)  perché, ne sono convinta, ciascuno di voi perde la testa. E lo fa per cose che non meritebbero un così forte dispendio di passione, attenzione, mentale masturbazione. Per dirla popolare, “mal comune, mezzo gaudio”: ecco dove sta il verso filantropico della questione.

Ma bando alle ciance: ecco cosa ho scoperto.

Le dieci cose che fanno perdere il cranio al comune mortale:

1. La pipì di notte. Quella bastarda. Che se non l’accontenti ti si palesa in un loop onirico in cui sogni di liberare la vescica finché non trascini le membra sulla tazza più vicina. Che se vivi con un uomo ti propone sempre la parte più fredda di sé (dal momento che l’asse è sistematicamente alzata).

2. Il calzino moscio. Che quando si accoppia al jeans stretto, o “skinny” che fa  più cool, è una roba da nosocomio psichiatrico.

3. Chi usa supporti interni per arginare quel ciclo-pico fastidio femminile che mensilmente si ripropone, converrà con me se asserisco che, una seppur minima parte di tale supporto fuori dall’apposito spazio può provocare incontenibili crisi isteriche. Che, se osservate dall’esterno, peggio se da un essere di sesso maschile, possono indurre l’incredulo osservatore a cercare l’aiuto di un esorcista. Maschi: il tampax mal sistemato nuoce gravemente alla salute. Anche di chi ci sta, malauguratamente, accanto.

4. I peli. Piaga universale. Se sei femmina ne hai troppi e devi strapparli (mi fa male anche scriverlo). Ma se sei maschio devi  risolvere un dilemma pilifero ben più grave del disboscamento: la crapa pelata. “Donna baffuta sempre paciuta” mi inorridisce dal primo momento che l’ho udito, ma almeno, ho sempre pensato, hanno coniato un detto consolatorio che preceda la ceretta (o il suicidio). Di contro, sui pelati ho sempre e solo sentito infamità. E nemmeno in rima.

5. I bambini al ristorante dopo le 21. O i genitori che portano i bambini al ristorante dopo le 21. In ogni caso: cambiando l’ordine dei fattori il prodotto è il medesimo.

6. Il famigerato sassolino nella scarpa. Peggio ancora nello stivaletto. O “boot” che fa un sacco cool. Ancora di più dentro al  jeans “skinny”.

7. I lavavetri risoluti. Quelli col ghigno che ti lordano solo mezzo vetro perché nel mentre la tua follia si è impossessata di te e hai minacciato le loro falangi con l’attivazione dei tergicristalli. Tiè.

8. La birra analcolica (anche se, bada bene, io bevo il caffè decaffeinato)

9. La tesserina del codice fiscale per comprare le sigarette al distributore automatico. Per  tutelare i picciriddi, scassano la minchia a te che fatichi a ricordare il primo limone.

10. Daniele Capezzone.

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