Era meglio morire da piccoli (e non c’entrano i peli a batuffoli)

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Anni_90_Beverly_Hills_il superfluoEra meglio morire da piccoli. O almeno svenire. Per poi rinsavire. E’ quello che ho pensato l’altro giorno riguardando le fotografie di una gita scolastica: anni ’90 e un amore ostentato per il cattivo gusto (si scrive cattivo, si legge crudele).

Anche la più bella, sembrava brutta. Perché, diciamocelo, già la moda anni 90 lasciava a desiderare, ma la moda anni 90 rivista dai ram-polli della milano bene, i cosiddetti “sancarlini” avrebbero dovuto vietarla. Soprattutto a noi fanciulle.

Sarà che eravamo genuine. Figlie delle figlie della liberazione femminile, scarsamente propense allo sviluppo di una malizia precoce per le loro creature, ma il buon gusto ci era proprio estraneo.

Paradossalmente ci imbellettavamo molto più allora di adesso. Mascara e matita abbondavano su occhi che bramavano qualche anno di più (che poi: abbiamo desiderato per tanto tempo apparire più vecchie, ignorando quanto ne avremmo trascorso a cercare di sembrare più giovani).

Comunque: al liceo ci si impiastricciava la faccia con un’abbondanza di cosmetici che finivano per conferire sembianze circensi. Quintali di fondotinta, mascara e persino, orrore orrore: ombretto. Alle 8 di mattina. Per andare a scuola. Senza contare le sopracciglia martoriate da pinzette manovrate da mani inesperte e capelli violentati da tinte e piastre “di ultima generazione” (che sono di “ultima generazione” da quando le hanno inventate).

Conservo ricordi grotteschi riguardo alle mise della mia adolescenza. Vestivamo come i maschi, fenomeno sconosciuto alle fortunate ragazzine di oggi che beneficiano della moda a basso costo di Zara ed H&M.

Noi, invece, facevamo spendere cifre da capogiro alle nostri madri inorridite, per infagottarci in gigantesche Polo Ralph Lauren con scritte cubitali (i cui colletti venivano rigorosamente alzati) e jeans dal taglio così androgino che persino la più snella riusciva ad apparire goffa e sgraziata. Avevamo tutti lo stesso zaino e, cosa più grave, la stessa camminata.

Oggi ho 15 anni in più di quando avevo15 anni. Non uso più il fondotinta, non sfoltisco più le mie sopracciglia e per un periodo sono anche riuscita a non stirarmi i capelli (finché, recentemente, una cara amica che lavora nel beauty mi ha regalato una piastra di “ultima generazione” e non potuto resistere). Ho imparato a valorizzare le mie forme, perciò mi sono arresa, non senza profondo patimento, all’idea che non tutti i vestiti possono starmi bene.

Così, con la lucidità spietata che mi ha regalato l’età adulta, ho avuto la sventurata idea di sfogliare quelle fotografie. Ho ringraziato che Zuckerberg fosse ancora troppo giovane (e certamente mal vestito) per inventare Facebook. In alternativa sarebbe stato davvero meglio morire da piccoli. Molto meglio.

 

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