Biografia ufficiale (a quella ufficiosa, ci sto lavorando)

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Simona_IlsuperfluoMi piacciono le parole. Di più le parolacce. E i punti battono le virgole: sono una persona decisa. I Trudi hanno sempre sconfitto le Barbie. E le verdure vincono sulla carne. Ma non sono vegetariana.

Mi piacciono i baci di dama, i cantucci, la crostata di Panarello, la pizza sottile, la pasta al pesto e il gelato al pistacchio. Ultimamente mi piace anche Instagram.

Mi piace mangiare, ma non scrivo di cibo. Anche se mi piace scrivere. Anzi, adoro farlo. E’ una delle poche cose che lascia scorrere il tempo senza che me ne accorga. Oltre a mangiare. Fare shopping. E fare sesso.

Mi piacciono i cartoni della Disney: Gas gas il topo grasso, Tobia la tartaruga quattrochi di Robin Hood e i nani di Bancaneve (tutti e sette) stanno sul podio. E poi c’è ET, che non è Disney lo so, ma è stato il mio primo grande amore. E quello, si sa, non si scorda mai.

Mi piace il bidet. Non potrei vivere senza.

Anche per questo la mia città preferita non può essere Parigi. Che poi, oltre e non avere il bidet, è già la città preferita di troppi. Anzi, di troppi che una città preferita non ce l’hanno davvero.

La moda no, non è il mio forte. E non nel senso che mi vesto male, intendiamoci, nel senso che non capisco la moda che va di moda, la settimana della moda, le sfilate della moda, le facce della moda.

Però mi piace la musica. Meglio se italiana. Perché, come dicevo, mi piacciono le parole. Per questo ne scrivo da che sono giornalista.

Mi piace Sanremo. Lo guardo per commentarlo e sentirmi pavidamente meschina quando il mio zelo scalpita comodo dai cuscini del divano: siamo tutti bravi a criticare da casa. Io di più.

Mi piacciono “Che brutto affare” di Giò Chiarello, “Dolce uragano” di Gianni Bella (che è il fratello di Marcella) e “Dolceamaro” di Barbara D’urso. Ma Barbara D’Urso no, lei non mi piace.

Mi piacciono i film d’amore, la storia e Micòl Finzi Contini. Lei la amo almeno quanto ET, ma non essendo un cartone animato non ho potuto metterla coi ragazzi lì sopra.

Leggere. Mi piace, sì. Non sempre. E’ un rapporto di amore e odio. Momenti in cui non posso farne a meno, altri in cui leggo per sopprimere il senso colpa (per scrivere, bisogna leggere. Giuro). Altri ancora in cui il senso di colpa lo taccio con una maratona di puntate di Grey’s Anatomy. E ciao libri. Comunque ne ho sempre una pila sul comodino. La metà non li ho letti. Eppure continuo a comprarne di nuovi.

Chissà come mai l’acquisto di libri è impermeabile al rimorso. Ma quello di vestiti, no. Ecco perché quando vedo abiti col cartellino appesi nell’armadio da sei mesi sfioro la crisi isterica. Cosa che non mi capita con i Dovstoevskij che conservo intonsi sul comò. A proposito di comò, amabrabacciccicoccò non mi è mai piaciuta. E nemmeno le tre civette che facevano all’amore con la figlia del dottore. Che orrore. Odio le filastrocche. Non so raccontare le barzellette. Ma sono simpatica.

Bevo un litro e mezzo d’acqua al giorno, ma ho la cellulite. Adoro la Ferrarelle anche se non ho origini partenopee. E non vado a Capri. Già. Sembrerà ugualmente snob, ma il mio posto è Forte dei Marmi. Dove mi sono sposata un anno e mezzo fa con quello che vorrei fosse l’uomo di tutta la mia vita. Lui proteggere l’ambiente e combatte con la non violenza. Io uso troppo detersivo e meno fendenti a sinistra e pure a destra.

Ai posteri l’ardua sentenza. Ma di più a voi.

 

 

 

 

 

 

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