E’ arrivato il nuovo disco di Jovanotti: LORENZO 2015 CC. Io dico olè (zeppola o non zeppola)

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Cover_LORENZO2015CC_ilsuperfluoÈ uscito il nuovo disco di Jovanotti: LORENZO 2015 CC. Personalmente lo attendevo quanto un bidet a fine giornata (cioè, ormai lo avrete capito, tantissimo). Ma qui non starei a raccontarvi troppo sull’album in sé: dal momento che di superfluo si parla, parliamone.

Qui vi direi, dunque, di lui. Perché, piaccia o non piaccia,  è un fico. Ho avuto il piacere di incontrarlo due volte: la prima quando presentò Backup in Universal qui a Milano, la seconda martedì alla presentazione dell’ultima sberla di disco (30! canzoni). In entrambe le occasioni ne sono rimasta incantata.

E’ arrivato sgasando su un Fifty Malaguti tutto personalizzato. Ha parlato per un’ora e mezza (sì, con la zeppola ma, mi rivolgo ai detrattori: avete scassato). Ha raccontato con l’aiuto di slide piene di emoticon (“le ho molto rivalutate”, ha detto) il tortuoso percorso che lo ha portato dagli studi di registrazione di New York fino a qui. Avanti in tutto, anche in questo. Ah, le emoticon sono anche sul disco, accanto a ciascun brano (sì, le emoticon, mi rivolgo agli intellettuali: avete scassato anche voi).

Una specie di flusso di coscienza 2.0: parole amorevoli per la “mia Francesca, mia moglie, il parafulmine di casa”, foto del nonno, Lorenzo come lui, in Africa (“faceva il camionista”). Parecchia Africa nel disco, nemmeno a dirlo.

E poi ancora l’espressione spavalda della figlia Teresa, ormai sedicenne, in un’immagine da bambina: “volevo fosse la copertina dell’album”. Illusioni, lacrime, vento, risate, amici, antidolorifici, poesia, eros, sangue nelle vene, estate, alcuni degli ingredienti usati per questo nuovo lavoro. Già l’estate: “quella italiana è un fatto vero, unico al mondo”, ha detto in conferenza Lorenzo il magnifico. E per chi è cresciuto a pane, Estathé, tre mesi di vacanza e Festivalbar (quello che la Panicucci aveva i capelli lunghissimi e c’erano ancora i Lunapop) è difficile non essere d’accordo.

Con il riferimento poi ad Anthem di Leonard Cohen (“dalle crepe passa la luce”), beh inutile dirvi che mi ha conquistata quasi per sempre. Definitivo.

Infine i gadget. Perché diciamolo, crisi o non crisi, una conferenza che si rispetti deve lasciarti in pegno qualcosa che ti faccia pensare che sia valsa la pena esserci andato. E, anche se per Lorenzo varrebbe la pena di per sé come avrete compreso, due volte su due mi ha regalato emozioni. Nel 2013 mi accaparrai la versione super mega deluxe di Backup con tanto di autografo (me lo fece occhi negli occhi perché eravamo pochi eletti, lì capii che sì, lui è un fico autentico di quelli che ancora l’autografo lo vuoi, non importa se hai 20, 30, 40  o 70 anni). Mentre l’altro ieri, oltre al cd e qualche gradita paccottiglia, mi sono beccata (con godimento estremo) la versione più fica mai vista di un disco nel 2015: tre romanticissimi vinili rossi. Roba da recuperare il gira dischi che ho lasciato da mamma e papà solo per farci scorrere sopra la puntina.

Ci vediamo a S.Siro.

 

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