Siamo tutte Mary Poppins (in fondo alla borsa)

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Mary_Poppins_il superfluoOgni volta che faccio il cambio borsa mi sento Mary Poppins: non potete immaginare cosa riesco ad estrarne. Comincio, quindi, a riempirne un’altra travasando con criterio gli oggetti utili, buttando i reperti archeologici (alcuni radioattivi), scartando quelli inutili e ripromettendomi, senza darmi troppo peso, di mantener ordinata almeno questa. Poi esco.

Il rapporto tra di noi resta idilliaco finché non mi capita di aver fretta nel trovare qualcosa. Che ne so: una penna. Metto spontaneamente le mani nel taschino con la zip, perché a rigor di logica dovrei trovarla lì. Ma la penna non c’è. Inizio a frugare con irritazione crescente: trovo le caramelle, gli auricolari (strano, perché li avevo attaccati al cellulare), un tampax. Alla vista dell’assorbente decido di levare i guanti, così che il tatto possa venire in mio soccorso. Fazzoletti, i guanti che ho tolto per cercare più agilmente, chiavi di casa. Che puntualmente sbeccano lo smalto rosso che la manicure ha impiegato mezz’ora a mettermi il giorno precedente. Niente penna. Squilla il telefono. Anzi: vibra. La ricerca iniziava farsi isterica e mi scordo della penna. La vibrazione continua impietosa finché riesco ad afferrare il maledetto. Che smette di vibrare.

Mentre estraggo la mano, con l’indice deturpato, mi accingo a guardare il display sperando che tanto disturbo sia valso una chiamata importante. O almeno gradita. Lo schermo è appiccicoso, perché un residuo del lucida labbra, che ho evidentemente chiuso male, vi si è placidamente spetasciato. Non provo nemmeno a pulirlo, conoscendo la natura appiccicosa del prodotto, decisa soltanto a capire chi maledire per tanto disturbo. E’ la Vodafone.

Smetto di imprecare, il colorito torna normale e il battito regolare. Ma ho perso l’autobus. Che mi capita di prendere sei, forse sette volte all’anno.

La scena sopra proposta si ripete periodicamente (autobus a parte). Sono le bestemmie che la accompagnano ad evolversi. Con sommo sconcerto di chi mi transita accanto. Sacramento sempre, non imparo mai.  E mi ostino a comprare borse sempre più grosse che, puntualmente, riempio di penne che non trovo.

Non è possibile avere uno stipendio troppo alto, troppe scarpe o troppe borse. Bette Davis.

admin

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