Cago ergo sum

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Cago_ergo_sum_il superfluoAnche la cacca vuole la sua parte, non fate gli schizzinosi. Farla bene è una benedizione: uno dei grandi piaceri della vita.

Tuttavia, l’idillio diviene maledetto se è lo stimolo a comandare. Non evocherò suggestivi affreschi splatter di incontrollabili attacchi di dissenteria in bagni pubblici, o altri luoghi improbabili in cui capita di doversi liberare, pena la morte.

Mi soffermerò, invece, su quelle situazioni in cui preferiresti non essere un umano solo per evitare esigenze del genere.

LA BRUTTA FACCENDA DELLA CACCA IN AZIENDA

Non ci puoi fare nulla: quando scappa, scappa. Lo diceva anche mia nonna. Ma se scappa in ufficio, il ragionamento fa delle grinze. Perché quando ti ritrovi chiuso al gabinetto solo tu, il water, la carta igienica (se ti va bene pure un Oust per l’ambiente) e sai che le pareti sono così sottili che anche il peto più tenue arriverebbe all’orecchio dei colleghi, allora lì son dolori. Ed è un attimo che ti ritrovi aggrovigliato su te stesso nel tentativo di tirare l’acqua contemporaneamente alla caduta della massa fecale, per camuffarne l’imbarazzantissimo rumore. Gira bene se lo sciacquone è dietro di te, più o meno ad altezza nuca. Peggio se l’hanno fatto a pedalino (secondo quale logica, mi chiedo io?), per cui devi coordinarti per premerlo, di solito col tallone sinistro.

Comunque vada è difficile scampare la figura, concedetemelo, di merda.

IL FATTO ETEREO DELLA CACCA IN AEREO

Devi augurarti che non succeda mai. Ma, se prendi almeno due voli all’anno (che andata e ritorno fanno 4) prima o poi capita per forza.

La cacca è democratica: non c’è business che tenga. Cioè, è pur vero che in quel caso il numero di persone che usufruiscono della toilette scende esponenzialmente rispetto a quello della classe economica. Ma è vero anche che così si è molto più facilmente individuabili. Comunque, quando scappa scappa come suggeriva la nonna. Per cui forza e coraggio, ti chiudi nell’angusto buco e preghi di limitare almeno i danni uditivi.

Quando ne esci, e certamente c’è almeno una persona che aspetta, puoi solo tornare con passo deciso al tuo posto. Meglio se in turistica, così lo sfortunato successore ci metterà di più ad individuarti e sfotterti col suo compagno di viaggio.

LA FACCENDA UMILIANTE DELLA CACCA AL RISTORANTE

Il luogo è paradossale per tale esigenza, ma tant’è.

Qui vale quanto sopra per la defecatio aziendale: la celerità con cui raggiungerai lo sciacquone in sincrono con l’impatto della deiezione è fatale.

La cosa importante? Scegliere l’atteggiamento da adottare all’uscita: stamparsi un bel sorriso che suggerisce che l’olezzo lo sente solo il malcapitato dopo di te, oppure l’espressione disgustata di chi ha dovuto subire l’altrui afrore e ne è rimasto più che infastidito. Nauseato. Con l’aggiunta del consiglio altruista: “attenzione, perché dentro c’è un odore…”. Il mio dramma è che finisco per farlo anche quando sono innocente. E non mi credo più nemmeno io.

LA FACCENDA MOZZAFIATO DELLA CACCA E IL FIDANZATO 

I primi tempi è una pena. Ti riprometti che lui dovrà immaginarti per sempre come la donna che non la fa. Studi nel dettaglio i suoi orari, impari a gestire mal di pancia che nemmeno una puerpera e, se proprio non puoi evitare, ti barrichi in bagno, chiedi aiuto a tutta la rubinetteria presente e spalanchi la finestra (anche a dicembre con la neve). L’importante è uscirne sempre placide e sorridenti per depistare l’immagine che lui potrebbe avere di te sul gabinetto. Mentre spingi.

Recentemente una cara amica mi ha detto: “uno dei migliori aspetti dell’essere single è potere dare libero sfogo alla propria aerofagia”.  Ognuno tragga le proprie conclusioni.

Finiamo in bellezza con L’inno del corpo sciolto!

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