Cristina D’Avena: il nuovo album per festeggiare 30 anni di carriera

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cristina-davenaÈ più famosa di Britney Spears. Almeno dalle nostre parti. Cristina D’Avena, la voce che fa eco ai ricordi d’infanzia più belli, da Lady Oscar a Mila e Shiro, festeggia 30 anni di carriera. Lo fa con “30 e poi… parte prima”: un cofanetto da 3 cd, per un totale di 70 sigle originali dei cartoni animati più famosi dagli anni ottanta a oggi. Roba che con bottiglie di vino e un Karaoke ci si intrattiene, minimo, per una notte intera.

L’abbiamo incontrata per commentare con lei questo traguardo.

Trent’anni di carriera: che effetto fanno?

«Una meraviglia: il tempo passa, ma tutto quello che ho fatto e sto facendo, rimane. La gente continua ad amarmi e scrivermi come il primo giorno. È questa l’emozione più grande».

Quindi il fan club che ha aperto un anno fa sta andando bene?

«Sta andando benone: interagisco tanto con i miei fan. Lo gestisco personalmente. Loro mi consigliano e io gliene sono grata e li tengo sempre molto in considerazione».

Ieri passeggiavo a Milano, ho chiesto a dieci persone di età molto diversa se sapevano chi fosse Cristina D’Avena: lo sapevano tutti.

«Me ne sto rendendo conto anch’io: dai ragazzi, alle persone più anziane. Riconoscono la mia voce. Anche perché il mio timbro vocale è rimasto praticamente uguale: non fumo e non bevo quindi, età a parte, le corde vocali si mantengono bene».

Come sono cambiati i cartoni animati?

«Ultimamente non ho avuto occasione di guardarli molto, però mi dicono i bambini che ci sono tanti personaggi adesso. Una volta c’era la storia del singolo, che ne so Pollon o Memole. Ora ci sono tanti episodi e personaggi: il bambino fa più fatica ad affezionarsi. E poi, una volta, c’erano storie più romantiche».

Il suo tour è con i Gem Boy, ormai una collaborazione collaudata. Ma non erano proprio loro a sfottere le sigle e a cantare “Ammazza Cristina“?

«Per questo funziona. Ci siamo venuti incontro a vicenda. Io sono quella delle sigle, buona, brava e gentile, che cerca di smorzare i toni e loro gli scalmanati, quelli che fanno i dispetti, pur cercando di stare nei ranghi».

Un po’ tipo Fazio e Littizzetto?

«Qualcosa del genere, sì. Solo che noi cantiamo».

Che pubblico viene ad ascoltare i suoi concerti?

«Trasversale: dai piccoli, ai ragazzi, ai nonni».

Riporta i giovani alla loro infanzia per distrarli dalla precarietà della post adolescenza?

«Quando faccio i concerti, si entra in un mondo un po’ magico. Alla fine i ragazzi impazziscono, non vogliono uscire da questo mondo per tornare alla realtà. Hanno bisogno di evadere, respirare positività, un po’ della purezza che appartiene alla loro infanzia».

La canzone più richiesta?

«Da Pollon a Occhi di gatto. Mila e Shiro moltissimo».

E la sua preferita?

«Kiss me Licia, ci sono nata, mi ha dato una grande popolarità. Poi ho anche recitato nel telefilm».

A proposito di questo, è vero che le piacerebbe tornare a recitare?

«Sì: adoro recitare. Dopo La parentesi di Kiss me Licia non ci sono state le occasioni giuste, mi sono concentrata sul canto. Non ho mai studiato recitazione, ma credo di avere qualcosa di innato».

Ma se potesse scegliere una fiction?

«Mi piacciono le cose allegre, ironiche».

I Cesaroni?

«Belli, perché no»?

Che musica ascolta Cristina D’Avena?

«Dai canti gregoriani a Bob Sinclair. Adoro David Guetta, sono matta scatenata e adoro ballare. Sono andata a vederlo».

Lei che è sempre a contatto con i giovani: cosa pensa della situazione del Paese, oggi?

«Mi dispiace molto per loro. Avverto una grande sofferenza nelle lettere che mi arrivano e quando ci parlo mi raccontano solo del passato e mai del futuro».

Ha mai pensato di fare un album non di sigle?

«Sì: con i miei collaboratori ne parlo spesso. Mi piacerebbe anche scrivere qualcosa: potrebbe essere uno stimolo e un arricchimento professionale, oltre che un regalo per i miei fan. Ma le sigle non le abbandono».

Ha detto di essere “sempre stata attenta a non fare troppo la fatina e ad avere una vita vera”. Chi è Cristina D’Avena nella “vita vera”?

«Una persona normale. Il gossip, se vuoi, te lo crei. Se sei un personaggio pubblico e non vuoi che si parli di te, basta non dare adito. Comunque il mio carattere mi aiuta, io sono una tranquilla».

Ha trovato l’amore?

«Sono fidanzata. Sto bene. Ma cerco di stare fuori da ogni tipo di pettegolezzo».

La sua giornata tipo?

«Appena mi sveglio spalanco le finestre. Subito. Faccio colazione, mi preparo. Adoro i profumi. Mi piace sperimentare miscele: faccio dei gran casini. Poi ho tutti i miei appuntamenti di lavoro. Amo camminare: quando lo faccio penso e mi rilasso».

Lei è stata l’unica ad aver partecipato per due volte allo Zecchino d’Oro: com’è cambiato negli anni?

«Sì: una volta con “il walzer del moscerino” e un’altra volta con una ragazzina. Purtroppo non è più lo Zecchino di una volta: i bambini son sempre loro, però ha perso naturalezza, spontaneità. Era più ingenuo e genuino. Adesso è commerciale».

Cosa pensa dei talent?

«Ben vengano se danno la possibilità ai giovani di cantare, esprimersi e farsi conoscere. Ma la possibilità va saputa gestire: il nostro è un mondo particolare, bisogna fare tanta gavetta e avere moltissima fortuna. Oggi, comunque, mi sembrano l’unica strada. La cosa più importante è avere sempre i piedi per terra e non bruciarsi. Una volta il pubblico ti vedeva e aveva il tempo di affezionarsi, oggi si è in tanti».

E dei talent per piccoli?

«Bisogna fare molta attenzione appunto perché sono piccoli: cercare di capirli. La questione è delicata perché fanno delle gare in cui c’è competizione: vincono, perdono, vengono giudicati. Cosa che per un ragazzino può essere dolorosa. Un conto è lo Zecchino, dove però si premia la canzone, non il bimbo. Senza contare che il timbro cambia, per cui magari a 10 anni sfondano, poi lo cambiano e gli dicono che non vanno più bene. Un sogno infranto».

Quest’estate è tornata in tv con “Karaoke super show“, è stata una buona esperienza?

«Mi sono divertita da morire.»

Lo rifà?

«Abbiamo adesso una riunione con la De Agostini e vediamo».

Se facesse canzoni sue, proverebbe Sanremo?

«Mi piacerebbe, ma chiaramente devo trovare il pezzo giusto, uno stimolo importante. Però non lo escludo».

Qualcuno ha mai provato a rubarle il ruolo di “regina delle sigle”?

«Può darsi, ma il pubblico è talmente affezionato alla mia voce che anche se provassero, bisognerebbe vedere la reazione delle persone. C’è Giorgio Vanni per le sigle maschili, ma non è concorrenza».

Chi vedrebbe bene come sua “erede”?

«Non saprei dire. Intanto continuo a cantare io»

Il suo motto?

«Sorridi alla vita. Sorridi sempre».

Guarda la prima performance di Cristina!

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