Donatella Rettore: 33 anni di carriera, senza peli sulla lingua

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Donatella Rettore

Trasgressiva e poetica. Donatella Rettore, o meglio «soltanto Miss Rettore», come piace a lei, ha appena festeggiato i suoi 33 anni di carriera con una raccolta tutt’altro che banale: «The best of the beast». Energia rock al femminile, Lady Gaga ante litteram, certamente profeta di questi tempi. Lei non invecchia, si mette in gioco, scherza e non smette di cantare.

Naturalmente istrionica afferma che «la vita è cambiamento e se non cambi ti rallenta».

Veneta, ma non leghista perché «i leghisti sono solo ex Dc». Ama raccontarsi e qui lo fa senza peli sulla lingua. «Io sono veramente, squallidamente incosciente. Se non dicessi sempre quello che penso, avrei molti di fan in più», spiega.

Per questo il titolo del suo ultimo lavoro “The best of the beast”: si sente una bestia?

«Sono stata una tigre, un lupo, un kobra, un leone. Rappresenta il mio figurare come un animale da palcoscenico».

Che significato ha per lei questo album?

«È un disco di grande amore nei confronti dell’umanità. E poi la mia carriera compie 33 anni».

Mtv ha appena celebrato con un premio ad hoc il ritorno dell’hip hop. Lei ha rinfrescato alcuni vecchi pezzi (es: Lamette katana feat Nottini Lemon, ndr) con una spruzzata di rap. Sta sempre avanti?

«Sì. Sto lanciando questo giovane, Nottini Lemon, 24 anni e molto talento. Io sono incapace di rappare: ci vuole una tecnica. Ma sento il bisogno di rinnovarmi, non fare sempre le stesse cose. Cosa che invece fanno molti colleghi: non si può fare sempre la stessa canzone».

Non è stata proprio questa la sua fortuna?

«Magari no. Magari la fortuna della Pausini è quella di cantare sempre la stessa cosa».

Ne è convinta?

«Canta molto bene, ma non canta quello che si meriterebbe: ha paura di deludere il suo pubblico. Bisogna avere un po’ di coraggio. Adesso sta per diventare mamma e questa bambina certamente gliene darà».

È stata profetica, cantando con buon anticipo l’era dell’apparire. Non le sembra che quello che cantava 30 anni fa oggi sia imperante, ma senza l’ironia che ci metteva lei?

«Sì: le donne vogliono far le fighe. Gli uomini gli intellettuali. È una noia mortale. I giovani sono, come sempre, forti. Penso ad Arisa, per esempio».

Arisa ironica?

«Ammazza: basta vedere come si è presentata la prima volta, se non lo è lei. È il nostro Paese non è mai pronto a capire gli ironici. O sei Dario Fo, oppure non va bene».

Arisa ha appena partecipato come giudice a X Factor. Lei non ama molto i talento, vero?

«No: rischiano di diventare una piaga sociale».

Addirittura. Perché?

«Creano illusioni che diventano delusioni. Ti usano e ti buttano nella spazzatura. Sono crudeli».

Ma se lei avesse 20 anni oggi, cosa farebbe per farsi notare?

«Quello che faccio. Solo che non vengo aiutata perché le radio passano solo quello che producono loro. È una mafia. Non c’è libertà. Magari va su Grillo e cambia qualcosa».

Ma lei non era una fervida sostenitrice dei Radicali?

«Sì, sono innamorata di Emma Bonino e la vorrei al Colle. Lei cambierebbe davvero l’Italia».

È stata legata allo stesso uomo per una vita. Ma l’ha sposato solo nel 2005. Perché ne ha sentito il bisogno?

«Mi auguro di rimanergli accanto per sempre. Vedevo tutte le mie coetanee separarsi. Ho detto sai che c’è? Noi invece ci sposiamo».

C’è un segreto per stare insieme così tanto?

«A noi ci accomuna la musica. Siamo un cantautore solo lui ed io. Condividiamo tante passioni . E andiamo entrambi incontro al destino senza cercare di cambiarlo».

Sono anni che non la vediamo a Sanremo. Perché?

«Sanremo è come giocare al casinò: un gioco d’azzardo. Gli ultimi Festival sono stati terrificanti, la scelta dei pezzi oscena. Speriamo che Fazio lo rilanci».

Può chiarire una volta per tutte perché ha litigato con la Bertè?

«Non ho mai litigato con lei. A stento la conosco. Solo, quando ci incontriamo, non ci parliamo. Ma non per scelta mia: lei mi guarda e scappa».

È soddisfatta della sua carriera?

«Non bisogna esserlo mai».

Il suo più grande rimpianto?

«Non essere rimasta a vivere in Germania, dove ho fatto il botto prima del ’79. Se fossi nata in un Paese meno bigotto, mi sarebbe andata meglio. Ma se non ci fossi stata io non ci sarebbe stato il rinnovamento musicale che c’è stato».

Un esempio?

«Elio e le storie tese».

E la sua migliore idea, invece?

«La devo ancora avere. Sono in attesa».

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