Giovanni Allevi: i concerti, il vuoto e la rinascita con “Sunrise”

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Allevi_SunriseChi dorme non piglia pesci. Così dicono. Eppure Giovanni Allevi, il “Maestro casual” che dirige orchestre in jeans e maglietta, destando lo sdegno della più alta intelligentia accademica nostrana, dormendo ha pigliato un’intera sinfonia per violino e orchestra. Si chiama Sunrise il suo ultimo album, etichetta Sony, in uscita oggi. «Questo è il disco della mia rinascita», rivela emozionato.

Lui che esordì tutto ricci, aprendo nel ’97 le date del tour “l’Albero” di Jovanotti, solo con il suo pianoforte, conosce il grande successo una decina di anni dopo. Lasciando annichiliti gli accademici. Che non gli risparmiano, certo, critiche condite da sprezzante disappunto. Primo su tutti il grande violinista Uto Ughi. Lo accusano di pochezza artistica e presunzione. Nel 2008, il giovane Maestro viene invitato a tenere il concerto di Natale a Palazzo Madama. Per l’occasione, Ughi lo attacca pubblicamente. Fine dell’ispirazione per Allevi. Due anni di vuoto, in cui la musica, la sua «strega capricciosa» non va più a trovarlo. Fino a oggi.

Adesso come sta?

«Emozionato, così contento che non riesco a dormire».

Dopo il vuoto è tornata l’ispirazione. Non tutti i mali vengono per nuocere?

«Non bisogna aver paura dei momenti di buio, è dal segreto del buio che l’anima trova gli strumenti per curarsi».

Ma la sua crisi è nata solo dallo scontro con Uto Ughi?

«Sì. Anche perché non è stato un evento isolato. Ha dato il la a una serie di altri personaggi: direttori d’orchestra, opinion leader, fino a studenti di Conservatorio che mi si sono messi contro».

Pensa che le critiche “accademiche” derivino dal fatto che le sue radici sono un po’ più pop?

«No, paradossalmente se mi fossi divertito a fare contaminazione, sarei stato ignorato. Non vengo digerito proprio perché sono canonico».

E allora come si spiega questo accanimento?

«Il mondo accademico è troppo rivolto al passato. Che è certezza. Il presente è mistero. Io prendo spunto dalla tradizione, ma parlo il linguaggio del presente. Questo fa paura: i grandi vecchi si sentono depauperati da un potere culturale».

Perché non ha chiesto a Ughi di essere il solista per questo suo esordio?

«Volevo un giovane…».

Ma l’autografo che si fece fare da Ughi, quando era ancora studente in composizione, lo conserva ancora?

«Sì…».

Senza rancori?

«Certo. Mi si sono rivolti contro con una cattiveria inspiegabile. Si poteva pensare che fosse una reazione al mio carattere, ma se uno mi pesta un piede sono io a chiedere scusa per averlo messo sotto. Forse questa confessione di fragilità ha scatenato una reazione di violenza. E allora sa cosa»?

Cosa?

«È come se avessero bisogno di me».

Un po’ come Travaglio di Berlusconi?

Ride. «Esatto. Ma io come “Kung Fu panda” mi faccio attraversare dall’energia negativa e la rielaboro in positivo. Ed eccoci qui».

Perché le persone dovrebbero comprare il suo disco?

«Ora che mi ci fa riflettere, perché non c’entra niente con ciò che c’è in giro. All’idea di pubblicare un disco con un concerto per violino e orchestra, mi sento figo. Ecco».

Dice di avere un rapporto privilegiato con i ragazzi: come vede un talent show per giovani compositori?

«Non lo vedo possibile: uno degli elementi di forza di quel tipo di programma è che la persona che la mattina canticchia sotto la doccia, la sera diventa una star. Mentre il musicista classico per arrivare a partecipare a un talent show dovrebbe studiare prima dieci anni».

La accusano di presunzione…

«Le sembro una persona presuntuosa»?

Sinceramente no…

«Non hanno mai parlato della mia musica, l’hanno condannata e basta. Vanno a toccare la persona. Hanno detto che mi considero Mozart. L’hanno detto loro: io non ho mai detto di essere il Mozart del 2000».

Tutto ciò che le viene tolto dalla critica, glielo restituisce un enorme riscontro popolare…

«Si: non mi devo mai dimenticare l’affetto della gente. La cosa peggiore sarebbe che io iniziassi a scrivere musica non per il mio pubblico, ma per andare incontro alle richieste dell’establishment. Di questi benpensanti che, comunque, non si accontenterebbero».

Oltre alla musica, cosa le piace fare?

«La spesa. Compro sempre tonno in scatoletta e latte. E la marmellata di arance, un’ossessione recente. Poi mi piace lavare i piatti. Adoro i programmi di cucina. Sono un po’ uomo medio, ecco». Ride di gusto.

Che musica ascolta?

«Niente. Silenzio».

Perché dice che la musica è una “strega capricciosa”?

«Viene a trovarmi quando e come vuole. Non arriva sempre. Magari si manifesta in fretta e scappa. Come una donna bellissima che vuol essere amata, ma ricambia appena. Ha un’accezione vagamente negativa. Potrebbe non venire più e mi costringe a peripezie. Come affrontare i giudizi. O stare su un palco davanti a duemila persone. Sono timido, ma lo devo fare. Perché è lei che mi ha portato lì. Suonare il piano o dirigere un’orchestra non è divertente, è viscerale. Dilaniante».

Lo invita Ughi il 14 novembre a Genova, alla prima?

«Il gesto lo voglio fare, ma non ho grandi aspettative. Ricordiamoci che su quel palco porto un giovane violinista che è un fenomeno spaziale (Mariusz Patyra, ndr). Ughi è sicuramente un grandissimo del passato, ma io penso ai giovani. Al presente».

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