I Ricchi e Poveri tornano a Sanremo dopo 20 anni. Da super-ospiti

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Ricchi e poveri_1Non saranno più dei teenager. Innegabile. Ma i “Ricchi e Poveri“, almeno, i teenager li fanno ancora ballare. Con canzoni che impazzavano quando non erano ancora nemmeno nati. Miracolo della canzonetta. Quella ben fatta, intendiamoci.

Al contrario di tanti, troppi ragazzotti che si sentono Elton John per aver pubblicato un disco, o due al massimo, sono -udite, udite- professionali, umili e pure simpatici. Per dirla giovane: non se la tirano.

Hanno da poco pubblicato “Perdutamente amore“, il loro nuovo album. Per questo a Sanremo non si sono nemmeno presentati. Ma Fazio li ha voluti lo stesso. Come super-ospiti nella puntata di mercoledì 13 febbraio. Alla faccia di chi rinfaccia a questa edizione una scarsa vena nazional- popolare.

Li abbiamo raggiunti. Tutti e tre. E a poche settimane dall’inizio della kermesse, ci siamo fatti raccontare pensieri, impressioni e sensazioni di chi la storia della musica italiana ha davvero contribuito a farla.

«A Sanremo ci siamo stati dodici volte, ma è la prima come ospiti. Ci consideriamo un po’ facenti parte dell’arredamento», spiega Franco Gatti.

«Saranno vent’anni che manchiamo: l’ultima volta è stata quella di “Così lontani”. Rivedere quel pubblico sarà una grande emozione per noi. E speriamo anche per loro», scherza Angela, la brunetta.

In barba a chi di questo Sanremo ha sottolineato solo l’aspetto più intelletual-chic, legato alla “faziosa” conduzione. Che, certamente, non spalancherà la porta al nazional-popolare spinto. Ma, evidentemente, due conti sui dati di ascolto, deve esserseli fatti. Non a caso, posiziona lo storico trio proprio di mercoledì sera, quando la contro programmazione inizia a farsi insidiosa.

«Probabilmente saremo la stampella nazional-popolare di Fazio», ammette Franco. Nonché una garanzia di audience? «Penso proprio di sì. La gente che è cresciuta con noi lo guarda il festival: avranno sicuramente piacere di rivederci lì. Porteremo qualcosa di ultra popolare. Penso “Sarà perché ti amo“. È il nostro cavallo di battaglia, ha avuto un grande successo internazionale e ancora oggi la mettono nelle discoteche».

Tutto vero: i ragazzi si sgolano ancora nei locali, stonandone le note. Riadattano il testo a seconda delle esigenze. La si sente persino sugli spalti degli stadi.

Mentre i “Ricchi e Poveri”, che in patria più che vedersi si sentono, appunto, si esibiscono ovunque. «Abbiamo portato la canzone italiana nel mondo in modo eccezionale: siamo gli esportatori della musica made in Italy», puntualizza Angela orgogliosa.

A tal punto che, in un’intervista rilasciata qualche mese fa al settimanale “Gente“, si leggeva di loro ospitati in pompa magna nelle edizioni di “X Factor” dell’est Europa. Mentre da noi, l’ospite d’eccellenza, era l’ex Take That, Robbie Williams. «Non ci sentiamo snobbati, per questo: i periodi cambiano e ora ci chiamano lì. Siamo molto popolari nei paesi dell’est», conferma Angelo Sotgiu, il bello del trio.

Qualche imbarazzo a cantare in Russia, dove la scarsissima libertà di espressione ha portato tre componenti del gruppo “Pussy Riot” in galera, per un’esibizione non autorizzata contro il Presidente Putin? «No, nessuno», concordano. «Noi non cantiamo per la politica, ma per le persone», spiega ancora Angelo.

Tornando a Sanremo: pochi, meglio di loro, possono dare un giudizio sul cambiamento di una kermesse che, più di qualsiasi altra, rispecchia umori, usi e costumi del nostro Paese. Anche se non sempre ci riesce. O li fraintende. «È diventato un grande show televisivo, ormai non è più solo canzone. Il che non è positivo o negativo: è così e basta», commenta Angelo. E poi l’arrivo dei talent show «ha portato una ventata di gioventù, ma forse una minore attrazione da parte del pubblico. Perché Sanremo è seguito da gente non più giovane che vuole vedere i suoi cantanti, quelli a cui è affezionata. Se non funziona così, allora non è più Sanremo. Diventa un altro tipo di manifestazione», spiega Franco. Anche se, come fa notare Angelo: «I talent sono l’unica forma promozionale esistente, ormai. La musica in Italia è stata un po’ uccisa. Dai talent sono usciti cantanti come Marco Mengoni -all’Ariston quest’anno con una canzone scritta per lui da Gianna Nannini, ndr- che secondo me è bravissimo. Per cui ben vengano».

Non sono più dei teenager, lo dicevamo all’inizio. Dunque, dopo 45 anni di carriera, la curiosità sorge spontanea. È previsto un addio alle armi?

«Assolutamente no», risponde Angelo deciso. «Continuiamo a cantare, lo facciamo per passione: abbiamo iniziato a 17 anni e la passione c’è ancora. Spero che la gente sia contenta di ascoltarci ancora per un po’».

Ecco il trio, splendido, che si esibisce in “Sarà perché ti amo” nel 1981. Più di 5 milioni di visualizzazioni su Youtube.

 

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