Justin Bieber (in Italia a Marzo): da enfant prodige a enfant terrible

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Justin_Bieber_ilsuperfluo.itDiciotto anni, una Ferrari, 55 milioni di dollari incassati solo l’anno scorso (secondo quanto riportato da Forbes), 15 milioni copie di dischi venduti, 51 milioni e 500 mila fan su Facebook, 802 mila followers su Twitter – cifre con cui ha surclassato anche la regina del social, Lady Gaga. Lui è Justin Bieber, idolo idolatrato dalle ragazzine di mezzo pianeta abbondante. Uno che con il singolo Baby, tratto dall’album di debutto My World 2.0, ha registrato oltre 800 milioni di visualizzazioni su YouTube, record superato solo dalla recente cavalcata asiatica di PSY con Gangnam Style (che ha sfondato il muro del miliardo di views). Doverosa specificazione: il manager è lo stesso. Si chiama Scooter Braun e ha 31 anni. È merito suo se Justin ha stravolto dinamiche discografiche e conquistato milioni di fan. Sarà merito di Justin il ben più arduo compito di non stravolgere sé stesso. Che se “il potere logora chi non ce l’ha”, tante volte è vero anche il contrario.

L’enfant prodige nasce in Canada, a Stratford, nel 1994. Sua madre è la diciottenne Patricia Lynn Malette, suo padre Jeremy Jack Bieber alla nascita di Justin aveva già sposato un’altra donna – con cui ha avuto altri due figli. Il piccolo cresce dunque con la mamma, in condizioni non proprio agiate. Va a scuola, gioca a hockey, si appassiona di scacchi. Intanto coltiva le sue aspirazioni musicali: impara a suonare chitarra, tromba, batteria, pianoforte. È di una bellezza angelica e la madre lo incoraggia a caricare le sue cover, che spaziano da Chris Brown a Stevie Wonder, su YouTube. Detto fatto, l’allora dodicenne Bieber si esibisce davanti a una webcam e posta in rete la sua arte. Basta poco perché Scooter Braun, il re Mida del pop moderno, ci si imbatta e ne rimanga folgorato. Così comincia tutto. E non è una favola.

Justin Bieber è un vero e proprio fenomeno mondiale, inarrestabile, destinato a dare il via a un modo nuovo di fare musica. O meglio, di promuoverla. Perché se è vero che la discografia è in crisi, è altrettanto vero che basta trovare un’alternativa valida per proporla alle generazioni di nativi digitali. Scooter Braun fa di Internet, visto ancora oggi dalle major di tutto il mondo come condanna e male assoluto – forse solo lo streaming potrà ravvederle- la sua più grande fortuna. E quella del giovanotto canadese. Coraggioso antesignano della viralità, ne comprende con anticipo l’enorme possibilità. Inizia così l’epopea Bieber, che dura da più di tre anni.

Umanamente nulla di nuovo rispetto alla passione carnale e al coinvolgimento con cui i fan seguivano Take That o Backstreet Boys negli anni 90, è vero. Ma ai tempi di Internet il fenomeno assume sembianze ancora più planetarie. Le cifre da capogiro che abbiamo accennato sopra sono solo alcune delle spie che il fenomeno Bieber ha acceso. Perché di pari passo con le visualizzazioni dei suoi video su YouTube (tutte chiaramente monetizzate), dei suoi fan su Facebook e followers su Twitter, dei numeri impressionanti di paganti ai suoi concerti, si sono andati sviluppando veri e propri fenomeni socio-culturali di una forza impressionante. Basti pensare ai “Beliebers”, (dall’incontro fra “believe” e “Bieber”), fan, più che altro giovanissime, pronti a qualsiasi cosa pur di attrarre l’attenzione del proprio idolo. Così tanti e così agguerriti da essersi conquistati una voce su Wikipedia, che li descrive come “devoti fanatici del cantante pop canadese Justin Bieber”. Senza esagerare. Supportati, o fomentati, dalla potenza fuori controllo del mare magnum che è il world wide web. Già, fuori controllo. Lo sono i ragazzini idolatranti, ma anche l’idolo stesso, molto giovane per gestire la popolarità che persino un adulto farebbe difficoltà a maneggiare. Non a caso, sembra scritto nel dna degli enormi successi, l’insuccesso finale: quello personale.

Due esempi recenti che rendono la portata, a tratti angosciante, del fenomeno. Il primo: il batterista dei Black Keys, Patrick Carney rivolge dei commenti poco carini a Bieber, escluso dagli ultimi Grammy (che hanno sempre ostentato un certo snobbismo nei confronti di Justin); senza pelo alcuno sulla lingua, Pat commenta così: «È ricco, no? I Grammy li assegnano per la musica, non per i soldi». Cattiva la prima. E pure la seconda. Apriti cielo: subito la legittima e cinguettante risposta del diretto interessato («Bisognerebbe dare una bella lezione al batterista dei Black Keys»). Reazione a catena, segue lo tsunami di insulti e minacce piovuti sul batterista dai fan della giovane star, imbufaliti per l’affronto. Il secondo, ancora più inquietante. Per vastità e contenuto. Accade questo: “4chan“, sito ormai popolare per i troll (finti profili), lancia per scherzo, e per l’ennesima volta, un hashtag-appello per i beliebers: “#Boobs4Bieber”. Che tradotto sarebbe “tette per Bieber“. Ed ecco che Twitter si riempie di foto con donne e uomini a petto nudo. Minorenni compresi. La colpa non è dell’ignara mini pop-star, ma della degenerazione di massa che guida un fenomeno emozionalmente antichissimo, deflagrato ai tempi del 2.0.

Justin è ormai maggiorenne. Gira in fuoriserie, indossa orologi d’oro hip hop style più grandi del suo polso, assume atteggiamenti e movenze da adulto scafato. Senza esserlo. Single da poco, per l’immensa felicità delle sue fan, è in tour dal 29 settembre 2012. A spasso principalmente per Canada e Stati Uniti, arriva a marzo anche nel vecchio continente. In Italia è prevista solo una toccata e fuga bolognese, il 23 marzo, all’Unipol Arena. Intanto il neo-diciottenne Justin si è fatto pescare con quelle che avevano tutta l’aria di essere canne, è stato al centro di una recente polemica per aver palpato il seno di una fan durante lo scatto di una foto, limona manichini in diretta durante il programma Late Night with Jimmy Fallon – con tale ardore da imporre al presentatore, fra l’imbarazzato e lo scioccato, lo stop alla performance un po’ troppo sensuale – e si lascia andare ad affermazioni tipo “La mia Ferrari? È un modello 458 Italia, si guida benissimo e la polizia adora fermarmi”. Tutto vero. E molto pericoloso.

Da enfant-prodige a enfant-terrible, Bieber inizia a dare i cattivi segnali di chi il successo sembra cominciare a non governarlo più. A tal punto che recentemente è intervenuto sull’argomento persino il bello e maledetto per antonomasia del pop britannico, Robbie Wiliams, che in quanto a sesso, droghe e pop’n'roll ne sa decisamente più di tutti. L’ex Take That, in una recente intervista rilasciata al Sun, ha dispensato consigli di prudenza al giovane collega, forte di un’esperienza come la sua che in passato lo ha visto vittima di un pericoloso dentro-fuori da lussuosi centri di rehab. «Potrei stilare una lista di cazzate più lunga del mio braccio. È inevitabile che ragazzi come Justin Bieber si trovino a un certo punto davanti a qualche difficoltà. Intorno hai gente che ti ripete di continuo che fai schifo. A un certo punto te ne convinci e pensi che faresti meglio a mollare e a trovarti qualcos’altro da fare. E ne paghi le conseguenze».

Guarda il bacio decisamente appassionato di Justin al manichino!

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