Malika Ayane: dopo Cremonini e il matrimonio, arriva la “Ricreazione”

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MALIKA_AYANE_Ricreazione_coverHa un’aria da rockstar. Però dolce. Malika Ayane, che si pronuncia con la “e” muta come Zidane, deve ancora compiere 29 anni ma è già mamma, moglie, un pochino attrice e soprattutto cantante. Di successo. Ha all’attivo due dischi. Il terzo è uscito ieri. Si chiama “Ricreazione” ed è il primo lavoro di cui è anche produttrice: «Ho fatto tutto. La regia è mia», spiega.

Dal vivo è più bella e indossa i suoi 28 anni con una disinvoltura da proscenio che potrebbe ingannare. Anche se non nasconde: «sono un po’ spaventata. Una cosa tipo angoscia da esami».

Ansia da prestazione?

«C’è una bellissima intervista di Francoise Sagan a Yves Saint Lauren in cui dice che ogni volta che fai una collezione, questa subito dopo muore. E chiunque può distruggere o consacrare il lavoro di un anno. Questa è la mia ansia».

Mi racconta il suo nuovo disco in una parola?

«È una parabola. L’idea è raccontare le diverse fasi di un amore. Senza voler dare spiegazioni che non siano state date prima sull’argomento: non si può far altro che arrendersi alla passione e, monologo dopo monologo, si arriva a “Occasionale” che è l’opposto di “Grovigli” (primo brano dell’album, ndr). Da una parte ci si arrende alla passione, dall’altra si cerca di preservare quella originale senza farsi travolgere da distruzioni».

 Il mercato della musica è in crisi: quasi nessuno compra più i dischi. È preoccupata? Qual’è una possibile soluzione?

«Non credo che il mercato della musica sia morto, ma che si stia riformando: non dobbiamo più aspettarci dalle vendite i numeri degli anni ’80. Io sono arrivata che la festa era finita. Per cui subisco meno il continuo calo di vendite, visto che ho dei numeri soddisfacenti ma non esagerati, rispetto a Madonna, per dire».

Perché la gente dovrebbe ascoltare e comprare “Ricreazione”?

«Prima di tutto perché è un disco fatto con la voglia di fare un disco. Non potrà piacere a tutti, ma tra dieci anni avrà suoni che non sono caratteristici solo di quest’epoca. “Ricreazione” può essere completamente attuale, o completamente anacronistico. Ma non lo collochi in un anno preciso di produzione. Per questo è forte».

Per la prima volta è produttrice dell’intero lavoro…

«Si, è stato faticoso, ma appagante. Piangi, soffri: quando torni a casa devi riascoltare quello che hai fatto e, come ogni impresa, non riesce mai come ti aspetteresti. Ma, con tutte le ingenuità che ci possono essere in un lavoro autoprodotto, la linea che volevo dare al disco sono riuscita a mantenerla».

Ma Caterina Caselli le ha detto: Malika fai quello che vuoi?

«Era arrivato il momento di cambiare produttore e ho iniziato a cercare. Poi ho pensato che volevo provarci da sola. Ci siamo presi un 50 per cento di responsabilità a testa. Se fallirò almeno lo so, sennò non lo saprò mai».

Nell’album c’è un brano, “Glamour”, scritto e musicato da Paolo Conte, in cui compare l’elettronica. Che ormai è entrata prepotentemente anche nel pop. Non rischia di togliere romanticismo alla musica?

«In questo disco ho usato le cose che conosco: gli strumenti. Non conoscendo l’elettronica non sarei stata in grado di usarla.

Ma se usata con competenza è bellissima. Non penso tolga romanticismo. Anche se si tende a usare sempre lo stesso campione di suoni. Con il rischio che in un anno senti cento dischi tutti con lo stesso sound o lo stesso ritmo. Per cui alla fine può diventare obsoleta molto prima paradossalmente».

Il primo brano di “Ricreazione”, “Grovigli” è scritto e composto da te. Parla di quanto l’amore possa farci “a pezzi”. Hai sofferto molto per amore?

«Per farci a pezzi considero anche l’accezione positiva che la cosa può avere. Anche quando sei innamorato, felice, sei emotivamente distrutto, frullato. Poi in quanto cantante italiana e femmina penso che la passione sia il motore di tutto».

 A proposito di amore, una volta per tutte: perché lei e Cremonini vi siete lasciati?

«Succede…».

Punto?

«Punto».

In “Tre cose” canta: “Decidi a capire che non mi servono fiori”. Cosa le serve?

Scoppia a ridere: «Opere di bene. Mi spiego: c’è un tempo per la superficialità e poi bisogna sapere andare oltre. Dopo di che io adoro i fiori».

Non l’avrei detto: il suo bouquet di nozze era fatto di piante grasse…

«L’idea del bouquet non mi entusiasmava. O qualcosa di diverso, o niente».

 Tornando alle cose serie: lei ha seguito un percorso accademico, il Conservatorio, poi la Scala. Cosa pensa degli artisti che escono dai talent?

«Non ho nulla contro il talent. È l’uso che ne viene fatto che è sbagliato. Siamo abituati a pensare che essere un cantante voglia dire fare il solista e che la gente ti celebri perché hai cantato una canzone. Per cui dopo aver fatto il talent rischi di venire travolto. Lo stesso pubblico è abituato a percepire l’artista come un prodotto televisivo: ogni anno c’è un concorso canoro che ti fa vedere dei protagonisti, l’anno dopo te ne propone altri. Il pubblico si è abituato a un’affezione da tempistica televisiva».

 Hai recitato per suo marito, Federico Bruggia, nel suo “Tutti i rumori del mare”. Lasceresti la musica per la recitazione?

«La recitazione è una cosa molto bella, ma per il momento faccio un altro lavoro. Comunque ci sono grandi come Liza Minnelli o Sinatra che hanno sempre mescolato le due carriere. Per cui una non esclude l’altra».

Come riesci, così giovane a fare la cantante, l’attrice e anche la mamma?

«È una cosa di donne. Si impara a ottimizzare il tempo. Come quando vai a scuola, hai dieci materie e devi darle tutte. Contemporaneamente. In certi momenti ti troverai più funzionante su una piuttosto che sull’altra, ma è solo questione di poco tempo. Poi torni a dover essere efficiente in tutto».

Ansia a parte, è felice?

«Sì. Ma il mio motto è: il meglio deve ancora venire».

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Guarda il video di “Tre cose”, singolo di lancio di “Ricreazione”

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