Niccolò Fabi: “Ecco” il nuovo disco

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Tre settimane. Sei musicisti. Uno studio di registrazione, a Lecce. Quello di Roy Paci. “Ecco” il risultato: il settimo album di Niccolò Fabi, uscito in ottobre. Alfiere della scuola dei cantautori romani di seconda generazione, torna al galoppo sulla scena musicale. Acclamatissimo da pubblico e critica, da gennaio incomincia un nuovo tour, ospitato da alcuni fra i più  importanti teatri d’Italia. Positivo e pieno di cose da dire, oltre che da cantare, dopo la perdita della sua piccola Olivia poco più di due anni fa.

A un mese dall’inizio di questa nuova avventura Niccolò ci ha raccontato un po’ delle tante cose che ha da dire. Per quelle da cantare, aspetta solo di essere ascoltato.

Partiamo dal titolo del suo ultimo album “Ecco”. Ecco cosa?

«La concretezza dell’ecco. Il fatto che questo disco sia qualcosa che c’è davvero, con dietro un grande lavoro di squadra».

Dopo quello che è successo è comunque tornato sulla scena: cosa rappresenta questa nuova avventura per lei?

«Il grande privilegio di non essere ancora stato costretto a fare un altro lavoro e il fatto di essere vivo e in salute al punto da poter cantare, suonare e poi buttarmi in un tour. La gente tutto questo, spesso, lo da per scontato. Ma non lo è. Soprattutto per chi ha vissuto la morte da vicino come me: l’essere vivi e sani è un privilegio».

Da l’impressione di amare così tanto quello che fa da non importarle troppo di vendite e successo. È così?

«Ognuno ha le proprie ambizioni. Le mie non sono mai state di conquista di mercato. La gratificazione sta nell’essere ritenuto credibile in quello che dico: una soddisfazione più potente e duratura rispetto all’ambizione del successo inteso come riconoscimento plateale. Poi ho anch’io dei momenti di fastidio nel vedere riconosciute come meravigliose cose che mi fanno cagare e di cui so l’ipocrisia di base».

Una delle nuove canzoni si chiama “Indipendente”. Ma chi lo è? Si può esserlo davvero e del tutto?

«Il brano, infatti, è una provocazione. Le canzoni non possono permettersi di arrivare a conclusioni, sennò banalizzano e diventano demagogiche. Possono solo sollevare questioni. Che è quello che mi piace fare».

Il suo disco non è privo di riferimenti politici: in “Una buona idea” denuncia la mancanza di «una democrazia che non sia un paravento», di dignità. Ha votato alle primarie del Pd?

«No, non ho votato. Sono contrario al fatto che si dovesse scegliere fra due cose in una sinistra che ha bisogno di entrambe. E non parlo semplicemente di Renzi o Bersani come uomini singoli, ma di quello che rappresentano all’interno della sinistra italiana».

Battiato è Assessore. Se trovasse “una buona idea”, entrerebbe anche lei in politica?

«Mi prenderei la responsabilità di avere degli incarichi, quello sì. Ma parlo più che altro di un ruolo tecnico. La mia non è una candidatura».

Ha detto che la sua carriera «può essere di stimolo perché è un percorso, non una canzone azzeccata». A tal proposito, si è appena concluso X Factor: cosa ne pensa dei talent show?

«Che sono dei talent show, appunto: il talento senza la “o”. Sono spettacoli televisivi che corrispondono a logiche televisive. Nel caso dell’Italia poi c’è una vanità tripla, per cui i veri protagonisti sono i giudici. X Factor è fatto, è accattivante. Ma i talent show non mi piacciono. Non fanno bene alla musica. Ne fanno alla tv e a qualche casa discografica che riesce, grazie a loro, a racimolare qualche soldino in più. Utilizzano i sogni di una generazione, non certo per scopi di educazione musicale. Ormai una discografica che voglia investire su un giovane non può se non passa attraverso le forche caudine del “o fai Sanremo giovani o fai un talent show”».

A proposito di Sanremo (quest’anno Niccolò non parteciperà per via del tour, ndr) kermesse che ha definito «specchio del Paese»: cosa riflette questa edizione di Fazio, un po’ più seria?

«Bisognerà vedere nella pratica. L’Italia peggiore è quella mafiosa, delle parrocchie, delle caste. La logica del “vado lì e porto tutti i miei amici”. Se Fazio e il suo team faranno la stessa cosa e porteranno tutti gli amici loro, non è cambiato niente. Sarà un’edizione più seria nel senso che hanno amici che suonano meglio. Bisogna vedere se cambiano il meccanismo. Se dobbiamo giudicare dalla scelta dei giovani non è che proprio mi venga un gran sorriso. Volendo fare la carta d’identità di chi è passato non mi sembra che siano in atto grandi rivoluzioni. Ma non vorrei giudicare a priori».

Guarda “Elementare”, il live della canzone preferita di Niccolò.

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