Ornella Vanoni, appuntamento al cinema

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ornella-vanoni-appuntamento-cinemaLa musica al cinema. Nel senso che il film lo fa lei. In principio furono mostri sacri come Vasco Rossi, Ligabue o addirittura Jimmy Hendrix a bucare il grande schermo con le storie della loro storia. E con incassi da campioni. Finalmente il trend si tinge anche di rosa. Con Ornella Vanoni. Che ieri ha presentato in anteprima alla stampa Ricetta di donna, il docu-film scritto, prodotto e diretto dall’amica Alexandra Rodiani della Porta «Mazzanti vien dal mare», aggiunge una Vanoni divertita.

Sempre di più gli artisti propongono loro progetti alle sale. Duqnue il cinema, seppur vecchio più di un secolo, può far bene alla musica? Pare proprio di sì. La prima società a proporre contenuti di questo tipo è stata la QMI che, nel 2008, portò in diretta il live di Elton John. Poi gli Oasis, Mika, Amy Whinehouse il docu-film sui Doors When You’re Strange, il documentario Cervelli In Fuga – Europa live 2011 dei Litfiba, fino all’ultimo successo del live di Vasco.

Questa è la volta di Ornella Vanoni. Che si racconta per circa un’ora. Dall’adolescenza «quando ero insicura, piena di brufoli e volevo fare la scuola da estetista per curare quelle come me», a Giorgio Strehler col suo “Piccolo teatro”, fino al superamento delle canzoni della mala per quelle da lei stessa definite «canzonette». La struggente e meravigliosa storia d’amore con Gino Paoli: «Ho pianto tanto. Lui spariva, era fatto così. Mi ha scritto “Senza fine” perché lo avevano da subito colpito le mie mani grandi, in cui sembrava potessi trattenere qualsiasi cosa: Se avessi potuto trattenere anche lui, lo avrei fatto». E ancora l’amicizia e la collaborazione con Luigi Tenco («Dicevano tutti che era tanto simpatico, io non ricordo queste grandi risate»).

L’annuncio di un nuovo disco, Meticci («Ho sempre desiderato chiamare un disco così, il mondo è meticcio. Non bisogna essere solo di due colori, come i biscotti Ringo»), previsto per settembre, prodotto da Mario Lavezzi e scritto a quattro mani col giovane Lorenzo Vizzini. Con grandi collaborazioni tra cui Guccini e Fossati. Forse l’ultimo in studio, anche se lei non conferma, né smentisce: «Per fare un disco oggi bisogna avere una grossa motivazione. Se ne avrò, magari, verso gli 80 anni ridebutto», spiega. «Non si vende più, le case discografiche chiudono. Non è più il loro tempo. Ormai se ne può parlare male perché sono finite. Forse sarà il live a salvarci e ne sono felice perché dopo anni e anni a farmela sotto prima di salire su un palco, non ho più paura. Ci salgo e sto bene, mi diverto. Questo lavoro si può fare a un’età avanzata, quando sei sicuro di te. Sennò sei patetico. E io di patetico non ho niente», dice divertita.

Nel docu-film le testimonianze di chi le vuole bene. Da Paoli («mi ha colpito la prima volta che l’ho vista, con la sua cascata di capelli rossi e crespi, ma mi dissero che non le piacevano gli uomini»), a Paolo Fresu, trombettista jazz. «Non trovando Chet Baker, ho voluto lui», ha spiegato Vanoni.

Parla a briglia sciolta. Non di religione e politica. Sulla prima preferisce non esprimersi: «Nel caso non parlo di religione, ma di Gesù. Ne sono innamorata, lo prego sempre. Di politica, trovo sia meglio non parlarne perché non c’è niente da dire».

Sulla destinazione del docu-film non si sa ancora nulla: «Con la rai non amo lavorare, le trattative non sono state all’atezza, così come con Sky. Quando troverò una degna collocazione per Ornella, deciderò», spiega la regista. «Vorrei proiettarlo in luoghi importanti, come farò lunedì 11 marzo, al Piccolo Teatro. Ogni volta lei canterà qualcosa».

Infine Mina. L’amica-nemica. «Non sono mai stata super-popolare come lei che ha portato la gioia. Io, invece, ho portato cultura e intelligenza. Creava le mode, mi aveva anche un po’ rotto le palle. Ma è un mito. Sono tre anni che dobbiamo vederci per mangiare una raclette».

Guarda Ornella Vanoni e Gino Paoli. Insieme. Una goduria “Senza fine”!

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