Perché Sanremo è Sanremo?

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Sanremo_AristonChe se ne parli bene, oppure male: l’importante è che se ne parli. A esprimere il concetto, che di grinze ne fa poche, era Oscar Wilde. Lui, di certo, non conosceva Sanremo. Ma, evidentemente, Sanremo conosce lui.

Puoi amarlo, odiarlo, seguirlo o snobbarlo, come il decalogo della perfetto radical chic impone. Sbirciarlo, infamarlo, maltrattarlo. Ma Sanremo è Sanremo. Perché alla fine se ne parla. Sempre. Nelle righe che seguono cerchiamo di capire perché.

Sanremo. Ovvero la più longeva kermesse canora della nostra Penisola, in onda dal 1951. Signore e signori, quella che sta per cominciare è la sessantreesima edizione che mamma Rai trasmette.

E duqnue. Era il 1955 quando Claudio Villa, “Il Reuccio“, esordì e vinse con “Buongiorno tristezza“. Ma una faringite non gli permise di ritirare il premio. Gli organizzatori, bontà loro, non eliminarono il brano. Che venne fatto suonare mentre le telecamere in bianco e nero riprendevano il palco. Vuoto.

Dodici anni dopo, nel 1967, la sedicesima edizione, presentata da Iva Zanicchi e lo stesso Villa, questa volta in veste di conduttore, viene investita dal suicidio del grande Luigi Tenco. Si era esibito con Dalida, qualche ora prima in “Ciao amore, ciao“. Accanto al suo cadavere venne trovato un biglietto vergato a mano- che le perizie calligrafiche hanno poi permesso di attribuire allo stesso Tenco-. C’era scritto: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La Rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.”.

L’anno successivo vede un’Italia infuocata dalle proteste studentesche arrivate da oltralpe. Sul palco del Festival c’è Louis Armstrong. È la prima delle 13 edizioni condotte da Pippo Baudo.

Siamo nel 1980 quando Roberto Benigni stampa parecchi secondi filati di bacio in bocca a Olimpia Carlisi, sua compagna di conduzione. E poi apostrofa il nuovo Papa polacco come “Wojtilaccio”. La Chiesa di Roma non gradisce. L’Italia si scandalizza. Ma sghignazza.

A scaldare un po’ l’ambiente della kermesse, due anni dopo, ci pensa Vasco Rossi. Che esordisce sul palco dell’Ariston in giacca di pelle grigia e capello lungo con “Vado al massimo. Si congeda portandosi il microfono in tasca. Tornerà l’anno dopo con “Vita spericolata: maglietta turchina e pantalone bianco, uscirà prima della fine del brano, lasciando il palyback a terminare la canzone sul palco vuoto.

Quattro anni dopo torna Baudo. Per la seconda volta. Ancora una mezza novità. L’edizione viene agitata da duemila operai genovesi che rischiano il posto di lavoro e minacciano un’”invasione di palco”. Il buon Pippo esce in smoking, parla con loro, ne invita una delegazione sul palco per parlare del loro dramma. Il Festival è salvo.

Dopo le performance poco ortodosse del Blasco a scuotere un po’ l’Italia ci pensa una Loredana Bertè  decisamente hardcore che si presenta al pubblico con un pancione finto. I fiumi di polemiche seguiti all’esibizione sono storia.

Il ’92 è l’anno di “cavallo pazzo“. Lui, Mario Appignani, fece irruzione sul palco dell’Ariston, piombando addosso a un attonito Pippo Baudo, al grido di “Questo festival è truccato e lo vince Fausto Leali. Vinse Barbarossa. Chissà.

Ancora Pippo Baudo sarà protagonista, nel ’94, quando Pino Pagano, 38enne disoccupato di Bologna, minaccia il suicidio dalla balconata della galleria del teatro. Baudo lo dissuade. Salva Pino e pure il Festival.

Gli anni duemila si avvicinano. E nel ’99 una bellissima Anna Oxa calca la scena con il tanga completamente fuori dai pantaloni. Canta “Senza pietà“. Antesignana della provocazione nuda e cruda, verrà ripresa in salsa moderna da Belén Rodriguez che, tredici anni dopo, scenderà la famosa scalinata lasciando stravedere dall’abissale spaccatura del vestito la farfallina tatuata sull’inguine. Fiumi di polemiche. Pubblica indignazione pesino del Ministro Fornero. La farfallina vola su tutti i giornali. E sugli inguini di tante ragazzine emulanti.

Indimenticabile anche il lancio di spartiti degli orchestrali, durante la conduzione della povera Antonella Clerici, in protesta contro il televoto. Era il 2010. Vinse Valerio Scanu.

Mancano solo due giorni, ormai, all’inizio di questa nuova edizione che tanto ha già fatto parlare di se. La prima in autentica salsa pre-elettorale: l’edizione rossa per quelli che stanno a destra, intellettuale per quelli che stanno a sinistra.

Che se ne parli bene, oppure male: l’importante è che se ne parli. Oscar Wilde ci aveva visto lungo. La Rai, pure.

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