Sanremo 2013, i talenti senza talent show

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Sanremo 2013, i talenti senza talent showI talenti che non hanno fatto talent show. Ma al Festival di Sanremo 2013 ci sono arrivati lo stesso. Andrea Nardinocchi e Lorenzo Cilembrini, “Il Cile“. Non sono gli unici, a dire il vero, ma per adesso sono i più famosi. Il primo, 26enne bolognese senza accento, scuderia EMI, è già conosciuto per il singolo “Un posto per me“. Lo vedremo sul palco dell’Ariston giovedì sera («Cerco di non impazzire. Come? respiro»). Il secondo, 30enne aretino, occhi cerulei, tanti bracciali e favella pronta, ha già all’attivo un piccolo tormentone “Cemento armato“, accolto con grande consenso da pubblico, critica e colleghi e un disco (“Siamo morti a vent’anni“, uscito per Universal lo scorso settembre).

La gara è cominciata. E c’è chi è pronto a scommettere che i riflettori saranno puntati sulla  sfida tra i due. Anche se «Non voglio vivere questa cosa come una competizione», spiega il Cile. «Detta così sembra un ossimoro, ma vorrei che fosse un momento di intrattenimento con al centro la musica».

Niente “X Factor“, per loro. Niente “Amici“. Incredibile ma vero nel momento storico del “no talent-no party”, i due ragazzi sono comunque arrivati al palco pop più ambito di sempre.

Anche se, a il dire il vero, prima di Sanremo 2013 Andrea dal talent show  X Factor è stato tentato: «Ci sono andato una volta per provare, poi ho visto la coda di gente e mi sono preso male. Non rimpiango di non averlo fatto. Non ho nulla contro i talent, sono programmi televisivi che danno una grossa esposizione iniziale. Poi sta all’artista e a chi lo segue sfruttarla al meglio. Non è un percorso facile, bisogna avere coraggio. Certo io potevo pensarci prima di fare 500 km», ironizza.

Più complicato e “maledetto” Cilembrini (è lui stesso a parlare dei suoi «demoni»), invece, al talent show non ci ha mai pensato. «A 20 anni ho iniziato con una band che si chiamava “Club”, con cui ho vinto il Festival di San Marino, nel 2003. Poi ho capito che dovevo andare avanti da solo, già scrivevo e cantavo e questa attitudine è diventata una necessità. Una terapia. Non sono una persona facile e ho voluto incanalare i miei demoni nelle mie canzoni. Dopo la pubblicazione dell’album ho preso coscienza che molti dei miei disagi, dubbi, del mio cinismo e della mia rabbia erano gli stessi dei miei coetanei».

Nardinocchi definisce la “Storia impossibile” che racconterà a Sanremo 2013 come un pezzo «iper pop di gusto». La riflessione esistenziale su quanto sia sbagliato trascinare una storia finita. Il tutto condito dagli arrangiamenti sintetizzati dagli strumenti elettronici che il produttore Nardinocchi sa ben manovrare. Nessun timore che la sua musica, più innovativa che festivaliera, non venga compresa: Non è necessario che mi capiscano. Uno fa la sua musica, poi piaci o non piaci». Per il Cile invece, “Le parole non servono più”, un pezzo amaro in puro stile Cilembrini: «È l’addio a una ragazza. La ammonisco: perché anche nella spensieratezza c’è il rischio di farsi male senza rendersene conto».

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