Simone Cristicchi e il suo nuovo “Album di famiglia”

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Simone CristicchiI capelli sono rimasti uguali. Ma per il resto, Simone Cristicchi sembra ormai lontano da quel “cappuccetto rosso perso in sottoboschi artistici”, di cui raccontava in “Vorrei cantare come Biagio Antonacci“.  Una crescita artistica che è andata di pari passo con il suo percorso di vita,  lungo il quale non ha smesso di frugare negli anfratti meno fortunati dell’esistenza. Delle esistenze.

Album di famiglia“, il suo nuovo disco, in uscita il 14 febbraio per Sony, è un antidoto contro l’aridità e il cinismo di un  presente «orfano di riferimenti artistici e culturali», spiega il cantante durante la presentazione del nuovo lavoro. «È un diario di viaggio, mi sono lasciato ispirare dai luoghi in cui ho avuto il piacere di imbattermi». Dopo 3 anni di assenza dalla discografia, in cui Simone si è dedicato al teatro civile, torna carico di emozioni e storie da raccontare. Arricchite dalle suggestioni che solo un bravo paroliere sa esprimere.

Due dei brani del nuovo disco, “Mi manchi” e “La prima volta (che sono morto)“, lo accompagneranno sul palco dell’Ariston fra pochi giorni (lui dà più chance alla seconda, perché «”Mi manchi” richiederebbe più di un ascolto», spiega), dove lo vedremo concorrere. «Sono le due canzoni più brutte del disco e le ho scelte apposta per Sanremo», scherza.

«È un album molto acustico. Ho abbandonato le sonorità elettroniche. Quasi ogni canzone appartiene a una persona che è stata, in qualche modo, sballottata dagli uragani della vita». La più toccante è “Laura“: un omaggio alla tragica vicenda di Laura Antonelli, «la donna più bella del mondo», per Luchino Visconti. «È una lettera per lei. Un giorno mi sono imbattuto nella sua ex villa, dove venne arrestata per detenzione di stupefacenti. Quel posto mi ha parlato», spiega con un velo di empatica tristezza. «Questa canzone vuole rendere giustizia a una persona violentata dai mass-media e dalla giustizia. Una persona che ha dovuto aspettare dieci anni una sentenza di non colpevolezza» («per la tua lapidazione, bastò un sasso»).

Rivendica il passato, Simone, canzone per canzone, rendendolo presente, in un ascolto commovente e delicato che, a tratti, cattura il respiro.

C’è spazio anche per le foibe. In “Magazzino 18“. «Al porto vecchio di Trieste c’è questo posto in cui sono raccolti tutti gli oggetti di chi è scappato: il contenuto di una città intera. Questa diventerà il mio quarto spettacolo teatrale (dal 22 ottobre al Teatro Rossetti di Trieste, ndr)».

Commozione, riflessione, indignazione, per un disco dal sapore orgogliosamente cantautorale e vintage: «Mi sento grato ai grandi cantautori del passato e me ne sento erede. In questo senso “Album di famiglia” è molto purista. Ho preferito la melodia al rap e volevo che le mie canzoni sapessero di naftalina».

Eccellenti anche le ospitate: un cameo di Nino Frassica in “Cigarette” («che non fa l’attore comico, ma serio»), impietoso rapporto su un’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti che, troppo spesso, si tende a scordare. E Alessandro Mannarino in “Le sol le mar“, cartolina estiva e grottesca di un Bel Paese sempre alla ricerca di identità, che preferisce vantarsi, piuttosto che affrontare le proprie contraddizioni.

«Un disco molto dolce dove l’ironia, questa volta, cede il passo alla tenerezza. In cui c’è spazio per un amore universale come quello di “Mi manchi”», ma anche per “La prima volta (che sono morto)”, in cui si visita un aldilà che sembra più una scuola serale dove si impara ad amare la vita in ogni singolo momento: «perché il tempo passa e, spesso, ci lasciamo sfuggire quelle che sono le cose più importanti. Come gli affetti», spiega Cristicchi.

E poi “Sipario“, frutto del suo girovagare artistico di questi ultimi anni: «i piccoli teatri in Italia stanno chiudendo. I tagli sulla cultura sono stati decisivi. Qui c’è un piccolo teatro che recita una specie di commiato. E così cala il sipario su un mondo, ormai, in 16 noni».

Un disco di un’umanità devastante. In cui l’incontro fra la dolcezza delle sonorità e l’asprezza dei temi, può trafiggere anche le individualità più assuefatte a questo presente che, troppo spesso, dimentica di avere un passato. E anche un futuro.

“I matti siamo noi, quando nessuno ci capisce”. Guarda la suggestiva esibizione di Cristicchi con “Ti regalerò una rosa”, al festiva di Sanremo, nel 2007

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